La celebrazione di quest’anno guarda alla ormai prossima visita di papa Francesco, ricordando anche le parole da lui rivolte ai consacrati nel suo magistero, animato dalla profonda convinzione della forza dirompente dello Spirito

di monsignor Luigi STUCCHI e monsignor Paolo MARTINELLI
Vicari episcopali per la Vita consacrata

papa Francesco e suore

«Ho un popolo numeroso in questa città, dice il Signore» (At 18,10). Queste parole tratte dal libro degli Atti degli apostoli costituiscono il motto della visita che papa Francesco farà alla Chiesa ambrosiana il 25 marzo. Tra questo popolo una porzione significativa è composta dalla vita consacrata, inserita capillarmente nel tessuto diocesano e sociale.

Giovedì 2 febbraio, festa della presentazione del Signore al tempio, si celebra la XXI Giornata mondiale della vita consacrata. Nel Duomo di Milano, alle 17.30, il cardinale Angelo Scola presiederà la Santa Messa per rendere grazie a Dio per il carisma della vita consacrata.

Quest’anno la celebrazione avrà il sapore dell’attesa della visita di papa Francesco. Lui stesso è un religioso; appartiene alla Compagnia di Gesù. Spesso nei suoi discorsi si riferisce a Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. Inoltre, il Papa «venuto dalla fine del mondo» ha scelto come nome quello di Francesco d’Assisi, anch’egli fondatore dei Frati minori.

Papa Bergoglio ama la vita consacrata. Ne è prova eloquente l’Anno che ha voluto dedicare a questa forma di vita, conclusosi proprio il 2 febbraio 2016. Celebrare a Milano la XXI Giornata mondiale della vita consacrata con lo sguardo rivolto al 25 marzo vuol dire anche ricordare le parole che papa Francesco nel suo magistero ha rivolto a tutti i consacrati: innanzitutto l’invito a essere “profetici”, testimoniando che è possibile vivere in un modo diverso in questo mondo. Il Papa chiede ai consacrati di “svegliare il mondo”, di scuotere la società dal torpore e dall’inerzia, soprattutto dalla abitudine di fronte alla sofferenza di tanti fratelli. La vita fraterna in comunità deve contestare l’individualismo imperante del nostro tempo e ricordare a tutti che siamo stati voluti da Dio per vivere in comunione gli uni con gli altri.

Per questo, afferma papa Francesco, non c’è nulla di più contradditorio di una vita consacrata autoreferente, centrata su di sé. Vale in particolare per i consacrati riconoscere che ciascuno è «una missione su questa terra» e che dobbiamo riconoscerci «marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare» (EG 273).

Papa Francesco è realista quando parla della vita consacrata, conosce il suo travaglio, l’invecchiamento di tante comunità, ma crede anche nella forza dirompente dello Spirito. Il nostro è tempo indubbiamente di riforma, anche per consacrati e consacrate: ritrovare la forma evangelica nel nostro tempo, in cui un’epoca sta cambiando. Per questo occorre essere «custodi dello stupore», ricordando che «i nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali. Hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri».

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