L’Arcivescovo, presiedendo il Pontificale in Duomo, ha parlato della Solennità dell’Immacolata Concezione, stella polare della fede di ogni cristiano

di Simona BRAMBILLA

immacolata 2012

«I Padri della Tradizione orientale chiamano la Vergine Maria la Tutta Santa. Bellezza e santità sono due facce della stessa medaglia che ben esprimono l’odierna solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima». Con queste parole ha esordito l’arcivescovo Scola durante il solenne pontificale dell’Immacolata. Molti i fedeli presenti in chiesa ad ascoltarlo, vi erano i malati dell’Opera di Fratel Ettore, famiglie, giovani e anziani. A loro il Cardinale ha spiegato i profondi insegnamenti che la Solennità odierna impartisce a tutto il popolo cristiano. «”Ci ha scelti prima della creazione del mondo… predestinandoci ad essere figli”in lui siamo stati fatti eredi, predestinati” – ha detto l’arcivescovo Scola riferendosi alla Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini letta durante la celebrazione -. Cosa significa predestinazione? La verità del disegno originario di salvezza individua l’irripetibile, personale rapporto della Trinità con ciascuno di noi. Questo è il senso della parola “predestinazione”. Cosa ci insegna? La totale gratuità della scelta di Dio per il compimento del nostro destino. Prima di ogni nostro merito, ma per merito di Gesù Cristo ogni uomo è chiamato ad essere figlio del Padre. Questa scelta originaria di Dio però non scalfisce la libertà personale, anzi ne rende possibile l’esercizio». E proprio sul concetto di libertà, il cardinale ha voluto fare un’ulteriore precisazione: «Dio sceglie di non prescindere dalla libertà dell’uomo, anzi: la Trinità ha voluto, in modo del tutto libero e gratuito, di dipendere dalla libertà degli uomini. Si spiega così il fatto del tutto inimmaginabile che la solennità di oggi propone come stella polare alla nostra fede: la decisione salvifica della Trinità di sottomettersi al “sì immacolato” della Beatissima Vergine Maria». L’Arcivescovo ha poi proseguito il suo discorso parlando di un altro importante tema che la Solennità di oggi solleva: la benedizione intesa come “dire bene”, come “avere uno sguardo amoroso e benevolo”. «Nell’Inno paolino che apre la Lettera agli Efesini un altro tema ricorrente e strettamente correlato alla verità di questa decisione costitutiva di amore da parte di Dio è quello della benedizione – ha continuato il cardinal Scola -. La benedizione ha, anzitutto, un carattere discendente, da Dio all’uomo, che inizia con la creazione e si compie con la redenzione. Ma in forza del dono ricevuto e come fiorire fecondo di tale dono, la benedizione ha anche un carattere ascendente: dall’uomo verso Dio. È solo perché Dio ci ha benedetti, che noi possiamo benedirLo, dire le Sue lodi, come la Chiesa fa ogni mattina in ogni parte del mondo». Anche di fronte al peccato umano ha spiegato poi l’Arcivescovo, Dio non si ferma, anzi si mete al fianco dell’uomo e prende su di sé il peccato. «Abbassandosi per amore, con il suo morire in croce da innocente Egli fa riconoscere all’uomo la sua condizione di perdizione e lo chiama alla conversione». In conclusione del suo discorso il cardinal Scola ha fatto riferimento a Sant’Ambrogio, invitando i fedeli a fare proprie le parole del Santo Arcivescovo. «Lungi dal mortificare il suo io, l’obbedienza di Maria lo realizza fino in fondo perché compie il desiderio della Vergine. Lo ha acutamente colto il nostro padre Ambrogio: “Ecco la sua obbedienza. Ecco il suo desiderio. Infatti le parole “Ecco l’ancella del Signore” significano che essa è pronta a servire. “Mi avvenga secondo la tua parola” sono le parole che esprimono il desiderio che si è avverato”».
In occasione della solennità dell’Immacolata Concezione, l’Arcivescovo ha indossato oltre che al pallio che indossa in tutte le solennità, anche i paramenti mariani. Accanto a lui vi era inoltre la prelatura dell’Opus Dei, in particolare vi era don Fabbri, vicario per la regione italiana. Infine, a testimonianza della grande rilevanza che questa Solennità ha è stato allestito un presepio sull’altare di San Giovanni Bono e in sacrestia è stata esposta un’immagine costituta da filamenti d’oro della Santa Vergine Maria.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi