Dopo i cardinali Schönborn e Tagle, la testimonianza dell'Arcivescovo di Boston animerà la prossima tappa del progetto «Evangelizzare le grandi metropoli oggi». Due appuntamenti in Duomo: col clero in mattinata, con i laici in serata (in allegato le lettere d'invito del Vicario generale)

di Luisa BOVE

Il cardinale Sean O'Malley

C’è attesa in Diocesi per l’arrivo del cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston (Stati Uniti), che parlerà in Duomo martedì 7 ottobre a preti e laici. Al mattino l’incontro, riservato ai sacerdoti e ai diaconi ambrosiani, inizierà con la recita dell’Ora Media alle 10, cui seguirà l’intervento di O’Malley che parlerà in italiano. La sera invece, l’appuntamento è in programma per le 21, si aprirà con una preghiera e un canto, poi la parola andrà all’Arcivescovo di Boston che rifletterà sull’evangelizzazione.

A lanciare l’iniziativa, fin dallo scorso anno, è il cardinale Angelo Scola che nell’ambito della proposta pastorale «Il campo è il mondo» ha voluto che si approfondisse il tema «Evangelizzare le grandi metropoli oggi». Dopo aver ospitato i cardinali Schönborn (Vienna) e Tagle (Manila), ora è il turno di O’Malley.

Martedì, però, l’Arcivescovo di Milano non sarà presente in Duomo perché a Roma per partecipare al Sinodo dei Vescovi dal titolo «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione», che si concluderà domenica 19 ottobre. A fare gli onori di casa sarà quindi il Vicario generale monsignor Mario Delpini, ma verrà comunque letto un breve testo di saluto del cardinale Scola.

Il cardinale O’Malley, 70 anni compiuti, di origine irlandese, cappuccino, dal 2003 è arcivescovo di Boston, una metropoli che conta quasi 4 milioni di abitanti e che chiede grandi sfide per l’evangelizzazione. «L’arcivescovo O’Malley è un cappuccino, da sempre con la vocazione missionaria – dice don Bortolo Uberti, tra gli organizzatori dell’evento -. In seguito ha scoperto che era più terra di missione la metropoli americana che non le isole dell’oceano. Si è quindi trovato a svolgere un’azione missionaria molto forte in un contesto americano come quello di Boston e in una Chiesa molto provata, sia dagli scandali della pedofilia e dalla situazione del clero, sia da gravi problemi economici».

Quando è stato nominato Arcivescovo di Boston, continua Uberti, «ha dovuto ripartire, ricostruire un tessuto ecclesiale forte e una maggiore credibilità della sua Chiesa, con scelte anche molto coraggiose: ha venduto l’episcopio per risanare i debiti della Diocesi ed è andato a vivere nel Seminario diocesano».

Un altro tema che sta molto a cuore al cardinale O’Malley è quello dell’immigrazione. Nel 1973 infatti aveva fondato un’organizzazione per l’assistenza umanitaria ai profughi e agli immigrati dell’America Latina. Ma il fenomeno migratorio è di grande attualità ancora oggi: la stessa Diocesi ambrosiana la scorsa estate ha accolto in tante strutture gli stranieri che sbarcavano in Italia. «Uno dei suoi primi compiti missionari – dice Uberti – è stato quello di lavorare negli Stati Uniti con i profughi che arrivavano dall’America Latina ed è quindi entrato in contatto con la gente parlando la loro lingua. Questa sensibilità e attenzione accompagna ancora oggi il suo ministero, con la cura per le situazioni più difficili e di “periferia”. La sua presenza per noi oggi è molto significativa, anche perché la nostra Diocesi si trova a vivere le stesse sfide della Chiesa americana: da una parte la secolarizzazione e la crisi di valori, dall’altra la forte immigrazione, soprattutto dal Medio Oriente e Nord Africa».

Il cardinale O’Malley non solo parlerà della sua esperienza di Pastore, conclude don Uberti, «con i drammatici scandali, i conseguenti problemi economici e l’allontanamento della gente dalla Chiesa, ma descriverà anche le iniziative, sotto il profilo formativo, spirituale, organizzativo ed economico, che ha messo in atto per ricostruire il tessuto ecclesiale della sua Diocesi».

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