Le parole con cui il cardinale Scola ha accolto il Papa in visita alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica per il 50° dell'istituzione. Poi l'Arcivescovo ha aperto i lavori di un convegno sulla ricerca. Pubblichiamo i testi dei suoi interventi

Scola e Papa_Gemelli 2012

Questa mattina il cardinale Angelo Scola, in qualità di presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ha accolto Benedetto XVI in visita alla Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in occasione del 50° anniversario della sua istituzione. Con lui, a ricevere il Santo Padre, anche il professor Franco Anelli, prorettore vicario della Cattolica.

Il saluto al Santo Padre

Nel suo saluto il cardinale Scola ha fatto ampio riferimento alla figura di Toniolo, beatificato domenica scorsa, e all’impegno dell’Istituto a lui intitolato: «L’Istituto Toniolo intende intensificare il suo compito a servizio dell’università nel solco della vita e dell’opera del Beato che Ella nell’Angelus di domenica scorsa ha voluto definire come “appassionato servitore della comunione nella Chiesa”. Di questa comunione, accolta come il grande dono elargito in Cristo Gesù nostro Signore dalla Santissima Trinità all’umanità intera, hanno oggi più che mai bisogno i cristiani d’Europa. A questa stessa comunione, attenta a tutte le dimensioni dell’umano e perciò tesa ad allargare la ragione come da tempo la Santità Vostra domanda, deve rifarsi in maniera esplicita chi opera in Università».

Le parole di Benedetto XVI

Nel suo discorso il Santo Padre ha precisato l’importanza «che la cultura riscopra il vigore del significato e il dinamismo della trascendenza, in una parola, apra con decisione l’orizzonte del quaerere Deum… Si può dire che lo stesso impulso alla ricerca scientifica scaturisce dalla nostalgia di Dio che abita il cuore umano: in fondo, l’uomo di scienza tende, anche inconsciamente, a raggiungere quella verità che può dare senso alla vita. Ma per quanto sia appassionata e tenace la ricerca umana, essa non è capace con le proprie forze di approdo sicuro…». Vissuta invece «nella sua integralità, la ricerca è illuminata da scienza e fede, e da queste due “ali” trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà, il senso del proprio limite. In tal modo la ricerca di Dio diventa feconda per l’intelligenza, fermento di cultura, promotrice di vero umanesimo, ricerca che non si arresta alla superficie».

In questo senso l’Università Cattolica «è chiamata oggi a essere istituzione esemplare che non restringe l’apprendimento alla funzionalità di un esito economico, ma allarga il respiro su progettualità in cui il dono dell’intelligenza investiga e sviluppa i doni del mondo creato, superando una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza, perché “l’essere umano è fatto per il dono, che ne esprime e attua la dimensione di trascendenza” (Caritas in veritate, 34)».

L’intervento dell’Arcivescovo al convegno

Nel pomeriggio invece, sempre presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, il cardinale Scola ha aperto i lavori del convegno “Una vita per la Ricerca, la Ricerca per la vita”.

L’intervento dell’Arcivescovo ha puntato ad approfondire «il concetto di sviluppo della conoscenza e, quindi, della scienza, della necessità della ricerca» nel rapporto tra fede, ragione e ricerca stessa. Traendo spunto da citazioni tratte «dall’inesauribile patrimonio della tradizione ecclesiale», Scola ha sottolineato come «ricerca scientifica e ragioni della fede camminino insieme e insieme – senza confusioni e senza antagonismi – reciprocamente si illuminino, secondo l’originario ideale di Dio creatore…».

Ecco quindi il senso di quanti si impegnano in ambito scientifico: «Proporre a quanti operano in Università Cattolica, soprattutto agli studenti e più in generale immettere nel pubblico agone, tanto importante in una società plurale come la nostra, le ricerche fatte, quelle in atto e i progetti futuri sulle quattro tappe della vita è un imponente documentazione di quanto la fede cristiana promuova a tutto campo l’umana ragione e il suo insopprimibile anelito alla ricerca. Fu questa del resto l’intuizione di Padre Gemelli nel fondare l’Università, così come fu questo uno dei tratti costitutivi di tutta l’opera di ricercatore, docente ed attore socio-economico e politico del Beato Toniolo».

L’intervento del Cardinale si è concluso con un riferimento alla «domanda circa la fragilità e, soprattutto, circa il male, il dolore e la sofferenza». «Ciascuno, a partire dalla propria esperienza, è spesso spinto a chiamare in giudizio Dio stesso a causa del problema del male – ha rilevato -. Invece, per limitarmi a un esempio, in molti pronunciamenti, e soprattutto nella Lettera apostolica Salvifici doloris, il beato Giovanni Paolo II ha mostrato che l’esperienza umana della fragilità, della sofferenza e del male non può essere separata dalla domanda di salvezza e di redenzione».

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