Proposte, riflessioni e impegni presentati al convegno del 22 febbraio scorso. L’esposizione non si concluderà nei sei mesi previsti, ma dovrà continuare e diffondere una nuova cultura. Gualzetti invita i giovani a un’esperienza di volontariato per il grande evento

di Sfetano FEMMINIS

Expo 2015

«Dobbiamo smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi, vicino o lontano, la fame la soffre sulla propria pelle»: questo appello di papa Francesco – contenuto nel messaggio con cui lo scorso 10 dicembre il pontefice ha lanciato la campagna globale di Caritas Internationalis contro la fame -, racchiude il senso del convegno che si è tenuto la mattina del 22 febbraio a Milano presso la Caritas ambrosiana, in una sala gremita. Poiché il dramma della fame ci riguarda, riguarda le nostre scelte personali e collettive, come credenti non possiamo non sentirci coinvolti da un evento di rilevanza planetaria che si svolgerà nella metropoli lombarda nel 2015: quell’Esposizione universale che metterà a tema proprio il cibo e il diritto di ogni persona ad avere un’alimentazione sufficiente, sana e sostenibile. È un’esigenza anzitutto di ordine etico, ha sottolineato mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale, aprendo il convegno dal titolo evocativo: «E riempirono dodici ceste».

Ma che cos’è esattamente Expo 2015? Quali sono i suoi obiettivi? E come si svilupperà nei sei mesi che andranno da maggio a ottobre 2015? Domande sinora «oscurate» da mesi di polemiche politiche su chi dovesse gestire l’evento e sui finanziamenti delle opere infrastrutturali, ma che ora incombono e necessitano risposte chiare. Le ha fornite Stefano Gatti, Direttore generale della Divisione partecipanti di Expo 2015 spa. Gatti, un diplomatico «prestato» all’evento, ha raccontato successi e fatiche di 5 anni di lavoro e ha tracciato una breve storia delle esposizioni universali e del loro significato. Sottolineando, in particolare, che nello statuto del Bie (Bureau International des Expositions, l’ente che promuove le varie edizioni) si esplicita che la principali finalità di questi eventi è quella educativa. Dunque Expo, ha assicurato Gatti, non sarà un’immensa fiera lunga sei mesi, come qualcuno teme, ma una straordinaria occasione per sensibilizzare l’umanità, riflettere insieme sul tema dell’alimentazione, sulle sue dimensioni economiche e culturali, condividere le buone pratiche nella lotta alla fame, affrontare i nodi critici.

Proprio su questi ultimi si è concentrato Paolo Foglizzo, redattore di Aggiornamenti Sociali, esperto di economia e di dottrina sociale della Chiesa. Nella sua relazione ha approfondito quattro tensioni irrisolte che hanno al loro cuore il cibo: eccesso vs accesso al cibo; scarsità vs spreco; speculazione vs produzione; sapere vs potere. Luca Moscatelli, teologo e biblista della Diocesi di Milano, ha invece ripercorso, in modo rapido ma efficace, i numerosi riferimenti al cibo (e al pane in particolare) che incontriamo nelle Scritture: fino al momento culminante dell’Ultima cena e della Passione, in cui Gesù si fa pane spezzato per nutrire la fede dei discepoli e confermarci nella fiducia verso il Padre.

Dopo questi due interventi che hanno chiarito l’orizzonte di fondo – politico-economico e teologico – dentro il quale i cristiani possono leggere l’evento Expo, è arrivato il momento per una presentazione di ciò che concretamente la Chiesa e la Caritas intendono fare in vista della manifestazione. Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, ha illustrato i contenuti della campagna «Una sola famiglia umana, cibo per tutti», che terminerà con un grande convegno il 19 maggio 2015 nella sede di Expo. Uno degli obiettivi è quello di formulare una proposta di legge (che verrà poi adattata Paese per Paese) per realizzare pienamente il diritto all’alimentazione riconosciuto anche dall’Onu. A questo scopo Caritas internationalis cercherà di far pesare l’esperienza e la capillare presenza delle varie Caritas nazionali, che lavorano in 164 Paesi del mondo (più di quelli che parteciperanno a Expo 2015) e che saranno in vari modi presenti nei sei mesi dell’evento.

Infine, Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario per il padiglione Santa Sede, ha illustrato quello che sarà il contributo della Chiesa italiana e universale in preparazione e durante Expo. Mentre sono già avviati alcuni progetti di riflessione e formazione sui temi dell’esposizione (come quelli che vedono coinvolte Popoli e Aggiornamenti Sociali, riviste della Fondazione culturale San Fedele dei gesuiti di Milano), si stanno mettendo a punto altri eventi che entreranno nel programma ufficiale. Ma per la Chiesa e per Caritas – ha spiegato Gualzetti – l’Expo non si ridurrà a ciò che avverrà nell’area espositiva di Rho-Pero: «Vogliamo promuovere anche una Expo "diffusa", per portare fuori dai padiglioni le idee migliori che saranno elaborate all’interno della manifestazione. Saranno previsti incontri di animazione nelle carceri, nei centri di accoglienza, nelle parrocchie, eventi di piazza, cineforum, iniziative di solidarietà. Per fare tutto questo lancio sin da ora un appello a chi – soprattutto tra i giovani – vorrà aiutare come volontario: sarà un’occasione per dare un supporto ma anche per fare un’esperienza formativa e arricchente».

 

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