Redazione

La prospettiva missionaria ci spinge a portare agli altri il “Vangelo del lavoro”, ossia la “buona notizia” che il cristiano ha ricevuto e continua a ricevere dalla sua fede e che ha la missione di comunicare a tutti. Il mandato missionario di Gesù risorto: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura» (Marco 16, 15) riguarda anche i lavoratori.

Anche il lavoratore cristiano è sale della terra e luce del mondo (cfr. Matteo 6, 13-14), e lo può e deve essere in modo specifico nel proprio ambiente di lavoro: qui il sale deve dare sapore, qui la luce deve illuminare e splendere.

E tutto questo avviene con le opere, con i fatti. Riascoltiamo di nuovo la parola di Cristo: «Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15, 16). Ma quali opere, quali frutti il Signore si attende da noi, uomini e donne del mondo del lavoro? Qui è in gioco la nostra responsabilità: quella verso noi stessi e quella verso gli altri: una responsabilità che è affidata sì al nostro impegno, ma che può essere assolta con l’aiuto che solo ci può venire dal Signore e dalla sua grazia.

Card. Dionigi Tettamanzi
(dall’omelia della Veglia dei lavoratori 2004 – Abbiategrasso)

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