Al Centro Pastorale Ambrosiano l’appuntamento promosso dalla Cei per responsabili diocesani e regionali. Martedì 1 aprile celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo

di Luisa BOVE

Irc formazione

“L’Irc nel futuro: sfide culturali e nuovi docenti” è il tema del convegno nazionale per direttori e responsabili diocesani e regionali dell’Insegnamento della religione cattolica, organizzato dalla Cei, che si svolgerà da lunedì 31 marzo a mercoledì 2 aprile presso il Centro Pastorale Ambrosiano (via San Carlo 2, Seveso).

Il convegno coinvolgerà i responsabili diocesani e regionali nello sforzo condiviso di affrontare con lucidità e coraggio le attuali sfide culturali e sociali, cercando soprattutto di valorizzare le occasioni di crescita per i docenti, nella consapevolezza che lo sviluppo dell’Irc sarà merito soprattutto di insegnanti sempre più preparati e motivati sia personalmente, sia professionalmente.

Nel corso del convegno, martedì 1 aprile, alle 10.30, il cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, celebrerà la Santa Messa in Duomo con tutti i direttori diocesani.

Questo appuntamento, spiega don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio Irc della Diocesi di Milano, punta a «studiare, riflettere e progettare l’insegnamento della religione cattolica nel pieno quadro delle finalità della scuola e interrogarci costantemente sulla situazione di questa offerta formativa».

Come sarà affrontato il tema proposto?
Noi partiamo da questa prospettiva, suffragata anche dallo studio teologico e filosofico, che soltanto a partire da una identità ben precisa è possibile un dialogo e un confronto. L’insegnamento della religione cattolica, e l’insegnamento della religione in genere, non può avvenire se non dentro un insegnamento che ha un’identità ben precisa. Io posso costruire, progettare il dialogo con tutte le altre realtà culturali e religiose perché parto dal presupposto di un’identità ben precisa che si pone la domanda. Ma soprattutto perché la mia identità è formata da altre identità che mi hanno fatto crescere.

In che senso?
Quando io voglio conoscere la persona di Gesù, inevitabilmente devo conoscere anche tutta la realtà della cultura e della religione ebraica. Se voglio conoscere Gesù io devo conoscere il contesto culturale romano e greco di quel periodo… Se voglio conoscere Gesù non posso non confrontarmi con l’islam e con l’apporto che l’islam ha ricevuto da parte dell’ebraismo e dal cristianesimo e qual è la sua specificità.

Qual è allora il compito dell’Irc?
Noi vogliamo allora far comprendere che l’Irc, per sua natura, è intrinsecamente aperto al confronto. È un insegnamento che, partendo dal riconoscimento del patrimonio culturale (storico, artistico, culturale, filosofico…) ed educativo del nostro Paese e dell’Europa, si è incrociato con le altre culture. Ha ricevuto e ha donato. Questa azione del donare, che il nostro Cardinale chiama «meticciato delle culture», esisteva molto tempo prima dell’età moderna. E se nell’età moderna ha assunto in particolare la valenza nazionale del Paese e della cultura è una deriva, crediamo invece che la religione sia intrinsecamente aperta al dialogo, al confronto e all’incontro, e non sia qualcosa che separi, escluda o metta da parte. Ecco perché vogliamo ragionare sulle sfide culturali che abbiamo nel presente e nel futuro: questo è il compito degli ordinari diocesani, e quindi degli uffici che aiutano gli ordinari diocesani a preparare i nuovi docenti. Molto si è fatto, ma resta ancora tanto da fare per offrire un insegnamento di qualità, visto che nella Diocesi di Milano riscontriamo ancora quest’anno un aumento di interesse sulla religione da parte degli adolescenti, quindi ragazzi dai 14 ai 19 anni.

E qual è l’incremento?
A scuola, anche quest’anno, registriamo un incremento del 3%. Non è vero che i ragazzi non sono interessati a porsi le grandi domande di senso, a conoscere le istanze fondamentali che l’Irc propone, non è vero che i ragazzi non sono interessati a capire, come dice il nostro Cardinale, «il nesso, il collegamento, la connessione che esiste tra il dato della rivelazione cristiana e la cultura». Anzi, vogliono capire esattamente questo: come il cristianesimo ha continuato, continua e continuerà a influire su quella splendida avventura che è la conoscenza e la sapienza della vita. 

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