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Intervista

Bressan: «Monastero Ambrosiano, incontro con Dio e dialogo con tutti»

Il Vicario episcopale spiega il senso e il progetto dell’opera che sorgerà nell'area di Mind, il distretto milanese dell’innovazione e della tecnologia: «Desideriamo che divenga un cuore che batte e un esempio di pace»

di Annamaria BRACCINI

18 Maggio 2026
Un rendering del progetto

«Il Monastero Ambrosiano vuole essere una risposta innovativa a una domanda che ci è stata posta da Principia, la società che gestisce lo spazio del Distretto dell’innovazione di Milano, Mind, perché il Piano di governo del territorio prevedeva una presenza ecclesiale e noi abbiamo accolto quella richiesta chiedendoci come abitare un quartiere che vuole essere anche un laboratorio della città del futuro. Abbiamo, quindi, pensato a un monastero, riprendendone i caratteri peculiari dalla nostra tradizione: mettere ordine nella vita armonizzando le diverse attività e permettendo così di intercettare il fondamentale interrogativo di senso. Come l’ha definita l’Arcivescovo, “la domanda del senso del tutto”».

Il Vicario episcopale monsignor Luca Bressan spiega con queste parole l’origine e l’obiettivo del Monastero ambrosiano, che sorgerà concretamente nell’area Mind nel giro di 4 o 5 anni. Affidato all’architetto Stefano Boeri, il progetto è stato presentato nel corso di un’affollata conferenza stampa svoltasi presso l’abbazia di Chiaravalle che vide la presenza dei primi monaci cistercensi dal 1135 e, dopo tante vicende alterne nel corso dei secoli, il ritorno di una comunità monastica nell’immediato dopoguerra per volontà dell’allora Arcivescovo, il cardinale Schuster.

Una scelta voluta, quella di Chiaravalle?
Certamente. Come organizzatori abbiamo pensato a una posizione che permettesse un’esperienza immersiva, come si dice oggi, nel senso di far comprendere, dall’interno, cosa intendiamo con il concetto di monastero. Un luogo di pace capace di accogliere, di promuovere inclusività e dialogo.

La preparazione progettuale è durata oltre tre anni, avvalendosi anche di una call for ideas per raccogliere, appunto, idee e suggerimenti. È stato utile tale periodo? 
Abbiamo lanciato la call proprio perché ci siamo accorti che solo ascoltando diverse voci e opinioni avremmo potuto immaginare una risposta all’altezza della domanda. L’idea nasce anche da un’esperienza che ho imparato ad apprezzare sempre più: quella che venne dal cardinale Montini, Arcivescovo degli anni del boom, con il Piano Nuove Chiese, per cui egli pensava a una chiesa in ogni periferia che stava nascendo nella convinzione che la Chiesa cresce con la Città che cresce. Montini volle luoghi belli, si affidò a grandi architetti e artisti proprio per facilitare l’incontro con Dio. Noi abbiamo voluto porci nella stessa dinamica.

Monsignor Bressan con l’Arcivescovo e Igor De Biasio, Ad di Principia Spa, durante la presentazione del progetto (Cherchi/Chiesadimilano.it)

Come si struttura il progetto?
Tengo a dire, anzitutto, quali ne sono i “fuochi” ispirativi. Essere una presenza stabile, nel solco della tradizione (un luogo per le celebrazioni e la preghiera, degli spazi per l’incontro e le iniziative pastorali, la possibilità di residenza e di condivisione di vita, l’attenzione ai poveri e la carità); offrire spazi e forme di dialogo tra le religioni, dando visibilità alle trasformazioni che Milano sta vivendo e che sono ben rappresentate da Mind e, terzo, la costituzione di luoghi e forme di confronto tra i saperi che abitano l’area, favorendo i dibattiti che le frontiere della ricerca hanno già aperto. Tutto questo ha trovato realizzazione ideativa nel progetto architettonico immaginato da Boeri e dai suoi collaboratori. Un asse diagonale organizzerà il chiostro che costituisce il complesso del Monastero in tre spazi, il chiostro delle Religioni, con il suo giardino, fatto di alberi diversi, una biblioteca, e lo spazio dedicato alla pastorale che, come Chiesa ambrosiana, intendiamo sviluppare. Da qui una grande aula ecclesiale. Ovviamente, vi sarà anche una sorta di verticalità, con la grande vela in cui si struttura la chiesa che potrebbe essere sormontata da una statua della Madonnina, a ricordare l’immagine ascensionale del Duomo e dei grandi monasteri medievali.

Il Monastero sarà all’incrocio del Cardo e del Decumano, in una posizione centrale e strategica…
Senza dubbio, potrà così intercettare i flussi delle oltre 40 mila persone che ogni giorno lavorano e studiano in Mind. Per questo vogliamo sviluppare un dialogo anche con i pensieri umanistici – la filosofia e la teologia – chiedendo in ciò aiuto all’Università cattolica, che ha appena inaugurato una scuola di integrazione dei saperi, e alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Se creiamo alleanze, se ci confrontiamo, ne guadagniamo tutti, anche per non chiudersi, tentiamo di dire, in quel soffitto artificiale che è la tecnica, ma aprendoci alla trascendenza. È una grande sfida, che tuttavia può contare sulla nostra credibilità come Chiesa con una millenaria storia alle spalle e che non ha mai avuto timore di confrontarsi con il “nuovo”, accogliendo tutti.

Il Monastero avrà la fisionomia di una parrocchia? 
Dobbiamo pensare che sarà all’incrocio di tante esperienze e sarà interessante, da questo punto di vista, per esempio, mettere insieme anche vocazioni e carismi diversi: vita consacrata, il presbiterio diocesano, la vita secolare. Immaginiamo la presenza di una piccola comunità di 4-5 persone, intuendo, però, che vi sarà la necessità di un’azione pastorale diversificata, dedicata al mondo universitario o a quello sanitario, per la vicinanza con l’Ospedale Galeazzi. Ma molto vicino è anche il quartiere Merlata per i cui abitanti il Monastero potrebbe diventare un luogo di riferimento: lavoreremo su questi aspetti con le parrocchie della zona, un territorio che, ricordiamo, va dal Gallaratese di Milano a Rho. Ciò che desideriamo è che il Monastero divenga un cuore che batte e un esempio di pace.

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