Questi i tre atteggiamenti raccomandati ai docenti dal Vicario episcopale monsignor Tremolada nel primo degli incontri zonali col mondo della scuola, caratterizzato da una folta partecipazione di operatori del settore

Pierantonio Tremolada

Interrogarsi e riflettere su «quale scuola vogliamo», coinvolgendo tutti coloro che vi operano con un obiettivo chiaro: «Perché nessuno vada perduto». Questo il senso della serata svoltasi mercoledì 5 marzo all’Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco. Insegnanti, genitori e operatori del mondo della scuola hanno risposto numerosi all’invito del Servizio per l’Insegnamento della Religione Cattolica e del Servizio per la pastorale scolastica della Diocesi, per il primo evento del ciclo promosso in ogni Zona pastorale, in continuità con l’incontro del mondo della scuola con l’Arcivescovo del 22 gennaio scorso in Duomo, e tappa di preparazione al grande appuntamento del mondo della scuola con Papa Francesco, il 10 maggio a Roma.

Dopo un breve filmato, che ha ripercorso la serata in Duomo con il Cardinale, e la preghiera, la serata è entrata nel vivo. Introdotto dal responsabile del Servizio per la Pastorale Scolastica e l’Insegnamento della Religione Cattolica, don Michele Di Tolve, ha preso la parola il Vicario Episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti, monsignor Pierantonio Tremolada, che ha tracciato un ritratto molto lucido della figura dell’insegnante, identificando tre sentieri da seguire: «L’insegnante sia una figura dotata di autorevolezza ed efficacia. Ciò significa, seguendo il Maestro Gesù, insegnare offrendo affetto e cura nei confronti dei ragazzi. Il secondo elemento è dato dalla coerenza: bisogna essere insegnanti capaci di un atteggiamento esemplare, mettendo in gioco rispetto, pazienza, lealtà, dedizione. Il vero maestro fa intravvedere una visione della vita in ciò che dice e in ciò che è. Non esiste infatti un sapere delle competenze che prescinde da ciò che il soggetto è. L’impegno richiesto agli alunni deve corrispondere all’impegno chiesto a noi stessi. Infine, l’umiltà della trasparenza. Una trasparenza che rimanda a un Altro». Da qui l’augurio conclusivo: «Il Signore vi conceda la Grazia di essere persone che insegnano con l’autorità che deriva dall’attenzione e dalla cura per i ragazzi, dalla coerenza e dalla umiltà della trasparenza».

La serata è poi proseguita con una piccola tavola rotonda con la partecipazione di quanti sono in vario modo impegnati nel mondo della scuola.

Sabina Grego, dell’Age, ha sottolineato l’importanza di un impegno sempre più forte che arrivi a consentire alle famiglie «di poter scegliere la scuola al di là della loro possibilità economica. I genitori , infatti, oggi vogliono una scuola libera, con la libertà di scegliere». E ai genitori ha rivolto un appello: «Cercate di essere presenti nella scuola, magari in gruppo, informatevi, chiedete, siate attivi».

Maria Grazia Colombo, dell’Agesc, ha ricordato un aspetto importante in ambito educativo: «Il primato educativo è dei genitori e l’educazione è una sfida che bisogna vincere e che ogni giorno ci troviamo di fronte». E ha aggiunto: «Una libertà a pagamento non è una libertà, pertanto dobbiamo riuscire a eliminare la discriminazione che riguarda la libertà di scelta scolastica».

Emanuele Verdura, dell’Associazione italiana maestri cattolici, ha evidenziato la «centralità della persona come docente e come alunno». Da qui l’esigenza di «aprire sempre più un dialogo serrato con il territorio e con gli insegnanti che ne fanno parte. Essi sono il lievito che serve per migliorare la scuola».

Gianmario Bandera, della Fondazione opere educative, ha ricordato come l’educazione a scuola debba coinvolgere tutti, dal primo all’ultimo: «L’elemento centrale è il bene dei ragazzi e tutti devono lavorare insieme tenendo presente questo scopo verso cui deve tendere tutta l’azione educativa. Tutti, dalla prima all’ultima persona che opera nella scuola».

Giampiero Redaelli, presidente della Fism di Lecco (Federazione italiana scuole materne), ha portato la testimonianza di chi opera nel mondo dell’educazione dei più piccoli: «Il bambino della fascia 3-6 anni è sensibile a ogni stimolo e dunque quello che apprende in questa fascia di età se lo porta dietro per tutta la vita. Proprio per questo, nelle nostre scuole materne l’attenzione è e deve essere sempre massima».

Particolarmente ricca anche la conclusione, con le domande degli operatori presenti in sala e le risposte dei rappresentanti delle diverse associazioni presenti, partendo dalle sollecitazioni e dai racconti di esperienze educative concrete, anche di fronte alle sfide più delicate e attuali.

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