Redazione

Il primo giorno di Gmg comincia presto, molto presto. Sono le 4.30 del mattino quando mi sveglio per andare a prendere il pullman che mi porterà a Colonia, insieme con i gruppi di Cogliate e Lazzate (diciotto persone ciascuno). Nel parcheggio ci si riconosce, salutandosi con facce assonnate e sventolando i cappellini con il logo di Colonia 2005. Si parte e ben presto si unisce a noi un altro pullman, comprendente diverse parrocchie del decanato di Saronno. Il viaggio è abbastanza sonnacchioso, ancora non ci si conosce tutti bene, e poche volte il silenzio viene interrotto da un canto. Mentre ci addentriamo nel cuore dell’Europa, notiamo il cielo nuvoloso e qualcuno già mugugna: se restasse così sarebbe un vero peccato.

Dopo alcune pause, si riesce finalmente a raggiungere la cittadina di Siegburg, dove saremo alloggiati. Li accogliamo con grida e festosi saluti i due pullman di Saronno città. Alcuni volontari ci accolgono porgendoci lo zainetto contenente il kit della Gmg, quindi si procede all’assegnazione degli alloggi. C’è chi prega per stare in palestra insieme agli altri e chi invece per poter essere ospitato da una famiglia. Ci sono 25 posti in famiglia, ne restano liberi tre, segno che in fondo tutti sono stati accontentati. Io e due ragazze siamo riusciti ad andare dove volevamo: ci ospita una coppia giovane.

Ci accoglie la moglie, Pamela, una piccola spagnola premurosa, che subito ci dice: «Parlate in italiano, ci si capisce meglio». Ha attrezzato per noi il soggiorno con un ampio divano letto e un materasso. Appena sistemati, la salutiamo frettolosamente, i tempi sono molto stretti, ma prima di uscire lei fa in tempo a infilarci in mano le chiavi di casa, segno di una grande fiducia, che ammiriamo commossi.

Per la serata, il comitato di benvenuto di Siegburg ha organizzato una festa in piazza, dove incontriamo i tanti giovani ospitati lì (in maggioranza italiani). Stiamo lì poco, per cortesia, poi ci dirigiamo nella chiesa più vicina alla palestra dove alloggia il resto del gruppo e tutti, gli ottantatrè ragazzi che lo compongono e i sei preti, celebriamo la Messa, per poi andare, stremati, a coricarci.

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