L’Arcivescovo ha incontrato presso la sede del Politecnico in Bovisa studenti docenti e personale degli Atenei milanesi

di Francesca LOZITO

Scola_Bovisa

C’è lo studente universitario “in ricerca”, la studentessa che nell’Università si sente parte di una comunità che contribuisce al bene comune.

Ci sono i professori che esercitano con passione il loro compito. E il personale tecnico amministrativo che ogni giorno contribuisce a fare funzionare la comunità universitaria.

Sei voci quelle che hanno aperto l’incontro che l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola ha tenuto questo pomeriggio presso la sede del Politecnico alla Bovisa.

“Come l’Università può essere paradigma di una vita buona per il resto della società?” Una domanda forte e impegnativa quella a cui hanno risposto queste figure in dialogo con l’arcivescovo, un dialogo che, come ha ribadito don Bortolo Uberti, segretario della Consulta di pastorale universitaria della diocesi di Milano, è una ideale prosecuzione di quanto già espresso nel precedente incontro in Università Bicocca.

Importanza alle persone, al dialogo, alla ricerca, alla comunità, alla ricchezza del percorso di studio. Alla gratuità.

L’arcivescovo raccoglie tutte le sollecitazioni e restituisce alcuni passaggi di quanto ascoltato. Li chiama tutti per nome, studenti e professori. E in conclusione dell’incontro li sprona: “Non si può giocare con la vita, a nessuna età”. Per dire che questi anni, quelli della formazione che si passano nelle aule di un ateneo sono fondamentali. Per sempre.

L’arcivescovo sottolinea anche un elemento di privilegio di chi oggi può avere una formazione qualificata e giocarsela nel rispetto di tutto quello in cui si crede. Per questo racconta della recente esperienza fatta durante una visita ad Aversa “dove – dice – ho potuto constatare che quasi la metà dei giovani tra i18 e i 35 anni sono disoccupati. Voi – aggiunge – siete fortunati”.

Andare al cuore dell’esperienza cristiana e dunque di quella umana, questo è centrale nella ricerca di una vita buona: “Come ha chiesto Lidia – dice ancora Scola – Che ne è dell’Unità del mio io nella molteplicità dei miei compiti? È il problema centrale quello che l’uomo ha dal primo vagito all’abbraccio del Padre. E’l’impresa della vita la questione dell’unità dell’io”.

Fondamentale è dunque ricordare il grande aiuto che abbiamo in questo dalla sorpresa del Dio incarnato: “Per affrontare la grande questione dell’unità dell’io devo lasciare spazio all’antefatto. E l’antefatto ha la caratteristica della sorpresa. Dio ci sorprende ogni giorno nella compagnia umana e cristiana”.

Ileana, professoressa, quando ha incentrato la questione sulla relazione come vita buona ha parlato di passione per l’uomo, di ascolto.

Questo senso viene raccolto dall’arcivescovo Scola che sottolinea come sia importante la “capacità di assumere la vita ordinaria dell’Università” una questione che sta a cuore particolarmente, da tempo all’arcivescovo. La domanda dunque: “Perché sono qui ?” Vuol dire “giocare tutto me stesso” E lo si fa “nell’Università luogo di ricerca, di insegnamento, di studio. Devo incontrarmi con questi tre fattori quotidianamente. Così nasce questa communitas tra di noi. Affrontando questi 3 fattori metto dentro inevitabilmente tutto me stesso, tutte le dimensioni costitutive del mio io, che hanno questa natura polare”. Noi ribadisce l’arcivescovo: “Siamo qui per l’io in relazione”.

Edoardo, citando Papa Francesco dice che non sappiamo piu’ mettere insieme frutti e risultati. Scola riprende uno dei mali del tempo postmoderno: l’Autoreferenzialità, l’ individualismo narciso. In un ambiente” teso alla massima efficienza qualitativa”. Siamo per questo “quasi costretti a recuperare nei margini l’interezza del nostro io”.

L’arcivescovo di Milano ha poi spiegato come in una comunità che fa ricerca come l’Università non si possa non affrontare il tema della gratuità. “Non si costruisce sapere alcuno senza la mossa del gratuito. La gratuità è condizione assoluta per godere del proprio lavoro”. E attenzione: “gratuità non vuol dire gratis”.

Significato e direzione della missione universitaria stanno in quella cultura che, come la definiva il filosofo francese Jacques Maritain “va intesa – afferma il cardinale Scola – come ricerca di senso che incomincia con il porsi del soggetto” E precisa con un esempio concreto: “Che tu non ti faccia trattare come pura matricola dipende da come tu ti poni e da cosa ti interessa della vita”. Quindi l’invito a tutti i partecipanti ad essere “socialmente responsabili del dono che avete. La testimonianza cristiana si gioca nel quotidiano e poi si estende nel tutto i resto. I cristiani, diceva Charles Peguy, prendono sul serio la totalità dell’esistenza. Sono i piu’ civici tra i civici”.

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