Organizzato nella ricorrenza dell’indipendenza dello Stato africano da don Etienne Esube, sacerdote congolese ora a Milano, che racconta i problemi del suo Paese e dice: «L’Ambasciatore si è molto impegnato per alleviare i disagi della popolazione»

di Cristina Conti

Don Etienne Esube
Don Etienne Esube

Si parlerà anche di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in Congo il 22 febbraio scorso, e di quanto ha fatto per quel Paese, nell’incontro che don Etienne Esube – sacerdote congolese che sta seguendo un dottorato in Teologia pastorale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano ed è collaboratore pastorale nella Comunità Maria Regina degli Apostoli della Valera di Varedo – organizza insieme ad altri connazionali il 30 giugno, nella ricorrenza dell’indipendenza dello Stato africano. L’appuntamento segue una serata svoltasi l’11 giugno: preghiere per invocare l’aiuto del Signore e alcune testimonianze dirette di chi vive nella regione, per spiegare cosa sta succedendo. Due eventi per aiutare a capire i problemi del Congo.

Un Paese ricchissimo, in cui si vive una situazione di perenne insicurezza. In Congo non c’è in atto una guerra dichiarata, ma da vent’anni c’è una forte instabilità. Racconta don Etienne: «Sono originario della diocesi congolese di Uvira, la regione di Kibo. Da noi muoiono molte persone per gli scontri armati continui, ci sono violenze sulle donne, i villaggi si sentono quotidianamente minacciati. Il nostro territorio ha molte miniere e tanti, congolesi e stranieri, vogliono controllarle. Questa sete di potere non permette di lavorare per il bene del Paese».

L’assassinio dell’ambasciatore Attanasio ha complicato ulteriormente i problemi della popolazione. «Non conoscevo direttamente l’ambasciatore – spiega don Etienne -. L’aveva conosciuto mia sorella, che fa parte di una congregazione italiana, le Suore di Santa Gemma. Attanasio si è dato molto da fare contro i disagi che vive la popolazione: per esempio, è intervenuto a favore dei bambini di strada. L’anno scorso, quando sono rimasto bloccato in Congo perché gli aeroporti erano chiusi per l’epidemia di Covid (che è stata fatale a mia mamma), grazie a lui ho avuto un lasciapassare per tornare in Italia, appena hanno riaperto gli imbarchi».

I problemi del Congo non si limitano alla sfera economica e politica. Ultimamente ha dovuto affrontare anche catastrofi naturali: «L’eruzione del vulcano Nyragongo e la successiva evacuazione della città di Gona hanno causato alla popolazione una sofferenza ancora maggiore. Si è scatenato il panico. In migliaia sono scappati. Tutti ora si chiedono perché è capitata adesso anche questa disgrazia», sottolinea don Etienne. L’ultima eruzione, il 17 gennaio 2002, uccise più di cento persone e coprì di lava quasi tutta la parte orientale e l’aeroporto. Anche questa volta i danni sono stati ingenti: i seguito all’eruzione è stata tagliata l’energia elettrica in gran parte della città, costringendo la popolazione a lasciare le proprie case, mentre le forti scosse hanno crepato molti muri e reso gli edifici inagibili.

 

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