Mostre, seminari, serate insieme, partite di calcio... In Sant’Arialdo di Baranzate diverse sono le iniziative legate al mondo del carcere. Sempre presenti i parrocchiani. Coinvolti anche il gruppo adolescenti, bambini e famiglie. Il parroco: «Siamo uniti nell’affrontare i problemi della vita»

di Luisa BOVE

Giovani e carcere 2012

«Da due mesi tutte le domeniche mattine alle otto e mezza celebro la messa al terzo reparto nel carcere di Bollate», dice don Paolo Steffano, parroco di Sant’Arialdo a Baranzate. Ma il legame con la vicina Casa di reclusione nasce da lontano.

Da qualche anno, infatti, la parrocchia ospita alcune mostre-mercato con le creazioni di Santo Tucci, un detenuto di Bollate che è diventato un artista del vetro e qualche giorno alla settimana esce in regime di articolo 21 per lavorare in un laboratorio a Milano. «L’anno scorso, invece, abbiamo organizzato un seminario sulla giustizia riparativa in cui abbiamo coinvolto anche il gruppo adolescenti», spiega don Paolo.

Alle varie iniziative legate al mondo del carcere partecipano sempre anche i parrocchiani. «Il nostro obiettivo – dice il parroco – è riuscire a creare una scuola di vetrai per ragazzi del quartiere, però dobbiamo ancora trovare il luogo, non possiamo usare un’aula di catechismo. A fine luglio incontrerò il sindaco perché forse il Comune ci metterà a disposizione uno spazio, ma occorrerà ristrutturarlo».

Ogni attività parallela alla vita della parrocchia è promossa da un’associazione, “La rotonda”. È stata costituita per realizzare le attività sociali più diverse, come il doposcuola, il sostegno alle donne, la scuola di italiano per stranieri, le iniziative di quartiere per gli adolescenti e le stesse proposte di solidarietà ai detenuti. C’è un’autonomia in ogni settore e una responsabilità condivisa degli organizzatori: «È importante però rispettare le finalità dell’associazione – chiarisce il parroco -. Abbiamo anche una casa di accoglienza per i parenti dei ricoverati in ospedale, ma sei mesi fa il carcere ci ha chiesto di ospitare i detenuti in permesso premio e così tra giugno e luglio qualcuno viene da noi a dormire».

L’ultima iniziativa è di qualche settimana fa. L’idea l’ha lanciata Matilde Napoleone, un’educatrice di Bollate che ha proposto di organizzare una serata tutti insieme a Sant’Arialdo. «Noi avevamo in corso un torneo di calcio con i ragazzi e abbiamo pensato di proporre una partita conclusiva tra la parrocchia e il carcere», racconta don Paolo. Quella sera quindi erano presenti tutti i bambini e le famiglie. I detenuti, usciti tutti in permesso premio per qualche ora, sono arrivati alle cinque, anche se la partita era alle otto. È stata una bella occasione di incontro tra i parrocchiani e i detenuti, con strette di mano e chiacchiere tra amici.

Qualcuno di loro va nelle scuole a fare testimonianza, a dire ai ragazzi: «Non sbagliate, come ho fatto io». «Poi ho portato in chiesa tutta la squadra – continua il parroco -, per mostrare il tabernacolo di vetro che Santo Tucci ha realizzato per noi tre anni fa. E lui è stato molto contento». Intanto hanno iniziato ad arrivare anche tutti i parenti dei detenuti giunti a Baranzate per tifare e vivere una serata in allegria. Tra loro c’era anche l’educatrice di Bollate che non voleva mancare. Alle otto le due squadre sono scese in campo per la partita, che hanno vinto i carcerati 7 a 6. La gioia per la vittoria alla fine si è trasformata in emozione, quando hanno ricevuto una targa con scritto: “Siamo stati rivali nello sport, ma siamo uniti nell’affrontare i problemi della vita”. La serata si è conclusa con una cena conviviale, ma non finisce qui. In futuro si tornerà in campo per la rivincita!

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