Una riflessione sull'amore nell'omelia della celebrazione eucaristica che l’Arcivescovo ha presieduto nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo; poi la visita ai Monasteri di Dumenza e Agra

di Annamaria BRACCINI

Luino

La bellezza dei luoghi, la gioia che esprime lo stesso Arcivescovo, per la prima volta nel Luinese per la Celebrazione eucaristica nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, l’incontro con i preti del Decanato e poi, nel pomeriggio, per la visita all’Abbazia di Dumenza, dove risiedono i frati domenicani, e alle Romite di Agra.

Nella Messa affollatissima presso l’Anfiteatro Ferrini, subito nota il Cardinale: «Questa vostra bella terra, dove lago e monti si incontrano in armonia, è anche espressione di un popolo ben radicato nella tradizione. Nel gesto che stiamo compiendo insieme, liberamente, è presente l’opera più grande della storia: la passione, la morte e la risurrezione di Cristo Signore. È questo che fa crescere il nostro legame di amore e fratellanza». Poi, riflettendo proprio sull’amore, «parola antica, ma il cui significato è per noi difficilmente comprensibile», l’Arcivescovo prosegue: «Gesù prega per quelli che, come dice, “crederanno in me mediante la loro Parola”, ossia noi. E questo avviene, è già previsto nei tempi dei tempi, perché possiamo imparare ad amarci gli uni gli altri come il Padre ama Lui e Lui il Padre».

Un amore che si può ritrovare nel matrimonio, nella famiglia, «amore fedele, aperto alla vita, capace di tramandare di generazione in generazione», il tesoro di fede e esistenziale che abbiamo ricevuto. Per questo, per riuscire ad amare, «abbiamo bisogno di essere amati, dobbiamo imparare ad amare, approfondendo il rapporto con Dio». Infatti, suggerisce l’Arcivescovo, l’amore si apprende davvero in profondo facendo spazio al Signore e, da qui, allora la domanda: «Chiediamoci che peso ha Dio nella nostra vita, negli affetti, nella condivisione di chi è nel bisogno – il pensiero va alle offerte a favore del Fondo Famiglia Lavoro e all’impegno della Caritas decanale, ndr -, nel nostro quotidiano, nei tempi del lavoro e della festa». E se queste sono «le domande ultime della vita», nessuno può dirsi veramente maturo se non riesce «a esprimere l’invocazione: “Signore, il tuo volto io cerco”».

E, infine, dal Cardinale arriva l’augurio e la consegna a questo popolo antico riunito nel nome di Cristo, intorno al Pastore: «Costruire, con l’amore consapevole e nell’unità della persona, una comunità ecclesiale vitale e una vita civile che miri alla vita buona e a un buon governo».

Al termine della celebrazione eucaristica sono stati donati all’Arcivescovo due antifonali del XII secolo, che hanno permesso ai monaci benedettini dell’Abbazia di Solesmes in Francia di ricostruire una parte del Rito ambrosiano.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi