Oltre 100 parrocchie in questo mese saranno coinvolte nel Piano di manutenzione degli edifici (chiese, oratori, canoniche, scuole, teatri...), voluto dalla Diocesi, che favorisce il monitoraggio e un risparmio delle risorse

di Luisa BOVE

Monsignor Umberto Oltolini

Il progetto sul monitoraggio e la manutenzione del patrimonio immobiliare delle parrocchie – presentato ufficialmente un anno e mezzo fa – procede ora a passo spedito. Voluto dalla Diocesi, ma non imposto dall’alto, il «Fascicolo del fabbricato», come viene chiamato, è nato per aiutare le parrocchie a conservare il loro patrimonio (chiesa, oratorio, canonica, locali, teatro…) e renderlo sempre più idoneo agli scopi pastorali. «In ottobre il progetto sarà operativo – assicura don Umberto Oltolini dell’Ufficio amministrativo diocesano – e coinvolgerà almeno un centinaio di parrocchie entro fine anno». Prima dell’estate è stato presentato il progetto e gli strumenti operativi a tre decanati (Melegnano, Bresso e Appiano Gentile), i prossimi invece saranno Città Studi, Bollate, Merate e Lissone. Intanto si sono aggiunte già 15 parrocchie appartenenti ad altri decanati.

Ma è obbligatorio aderirvi?
Non parlerei di obbligatorietà, perché non è un progetto calato dall’alto e imposto dalla Diocesi. Meglio parlare di responsabilità, perché i parroci e i responsabili delle comunità pastorali sono tenuti ad avere ambienti idonei e sicuri in cui svolgere le attività pastorali.

Quali sono i vantaggi per una parrocchia?
Quello di avere una “fotografia” completa e aggiornata del proprio patrimonio immobiliare e attraverso il Piano della manutenzione prendersene cura in maniera sistematica. Questo consentirà, sulle lunghe distanze, di ottimizzare le risorse che una parrocchia ha a disposizione. Spesso e volentieri infatti si interviene sul patrimonio quando ormai ci sono guasti seri o la struttura è malmessa e così i costi sono molto più onerosi e le comunità fanno fatica a sostenerli.

Che cosa devono fare per aderire?
Alle parrocchie è chiesto di individuare un tecnico di riferimento che tenga la regia di tutto, dalla verifica del patrimonio esistente fino alla stesura del piano della manutenzione. Accanto al professionista sono di valido aiuto anche i volontari, e qui lancio una sfida: tra loro potranno esserci anche dei giovani, professionisti o studenti del Politecnico, che così farebbero un po’ di gavetta. Non dimentichiamo l’apporto dei volontari anche per certi tipi di manutenzione, altre invece saranno da riservare a persone competenti.

Come dare continuità alla fase iniziale?
Attraverso un supporto informatico (realizzato da Unitelm) abbiamo predisposto una serie di informazioni utili a costituire il Piano della manutenzione. Il compito delle parrocchie sarà quello di tenere aggiornati i dati che verranno inseriti nella piattaforma. La situazione immobiliare sarà visibile on line in tempo reale dalla parrocchia e dalla Diocesi con l’intermediazione di Consulta che dovrà validare tutti i dati e avrà una fotografia dell’effettivo patrimonio esistente. L’aggiornamento è importante per non lasciare incompiuto il lavoro e aiutare il parroco o il responsabile della Comunità pastorale nel compito di conservare il patrimonio immobiliare.

Questo progetto ha però dei costi. Non è impopolare in un momento di crisi chiedere alle parrocchie di investire su questi aspetti?
È vero, il tempo che stiamo vivendo non è facile per nessuno. Però noi non stiamo chiedendo alle parrocchie di spendere di più, ma di spendere meglio e in maniera più razionale le risorse che hanno a disposizione. I risultati non si vedranno sulle brevi distanze, ma sulle lunghe. Abbiamo constatato, attraverso degli studi del Politecnico, che se una parrocchia mette in atto la manutenzione sistematica delle strutture, alla lunga ha risparmi notevoli. Non deve spaventare il costo iniziale, che comunque è abbastanza contenuto. La Diocesi si sta inoltre attivando per trovare contributi presso altri enti, potrebbero arrivare anche dalla Cei che si è detta interessata al progetto. Se una parrocchia è in difficoltà, la Diocesi si riserva, dopo una verifica, di venirle incontro. Il costo non deve precludere la possibilità di aderire al progetto.

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