È sacro, e serve anche a riscoprire se stessi e il rapporto con gli altri

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

Agli affetti e al lavoro si affianca, tra gli aspetti rilevanti del vivere, il riposo. «Quello del riposo – scrive l’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale – è un diritto codificato fin dall’antichità… Esso è un fattore di equilibrio tra gli affetti e il lavoro».

In questa direzione fa ricercato il significa primario del terzo comandamento: «Ricordati di santificare le feste». Il giorno di festa è anzitutto un giorno di riposo: ha in sé qualcosa di sacro perché il riposo, intenso nel suo senso più nobile, risponde all’esigenza fondamentale dell’uomo. Non si può non riposare! La cosa risulta evidente a partire dalle stesse regole del nostro organismo; ma questo è appunto un segno per l’uomo inteso nella sua globalità.

Per i figli di Israele il giorno del sabato è un dono di Dio e la sua santificazione prima di essere l’attuazione di un comando è il riconoscimento di una esigenza. L’uomo ha bisogno del riposo perché è creato a immagine di Dio. Non è un servo, ma un sovrano, non è energia produttiva, ma soggetto libero, in grado di gustare il bello, di apprezzare il gratuito, di contemplare il mistero. Alla luce della Parola di Dio, il riposo acquista altissima dignità: non si tratta soltanto del tempo libero o della possibilità di rilassarsi fisicamente, cosa per altro non rilevante. Si tratta di consentire all’uomo di dare respiro a ciò che ha di più profondo: al suo desiderio di contemplare la natura, di dedicarsi ai propri cari, di far felice il suo prossimo senza chiedere nulla per sé, di accrescere la propria conoscenza attingendo al grande patrimonio dell’arte e della letteratura, di aprirsi al dialogo amorevole con il mistero santo da cui proviene. Tutto questo è riposo: è entrare in uno spazio che consente al soggetto di percepire più fortemente la misura della sua grandezza.

La spiritualità ebraica ha definito il giorno del sabato «un tempio all’interno del tempo», uno spazio sacro nel fluire dei giorni. E così è anche per la domenica cristiana, che è il giorno di festa segnato dal mistero della Pasqua del Signore: esso è un luogo di pace che regolarmente attraversiamo mentre camminiamo nel nostro quotidiano, carichi delle nostre responsabilità e delle nostre fatiche.

Sarà importante non dimenticare tutto questo quando si andrà a considerare quel che accade oggi intorno a noi: vi sono modi di vivere riposo che mortificano la persona spingendola nella solitudine o la rendono schiava di pratiche dannose; vi sono scelte politiche ed economiche che rischiano di compromettere la stessa esperienza del riposo, di cui la persona non può privarsi senza gravi conseguenze. Un mondo senza festa e senza gratuità è un mondo inesorabilmente grigio.

 

Da Avvenire, 29/03/14

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