Dai viaggi con la moglie al ritorno nel 2010 dopo la tragedia. "Perdonando 'non ho fatto nulla di straordinario: ho messo in atto la legge del perdono, era doveroso farlo''

Carlo Castagna a Lourdes settembre 2010
Carlo Castagna a Lourdes (settembre 2010)

Carlo Castagna testimone di perdono. Tra i 13 mila pellegrini il 29 settembre 2010 a Lourdes con l’Unitalsi, c’era anche l’uomo che nel 2006 perse la moglie Paola, la figlia Raffaella e il nipotino Youssef nella strage di Erba. Era gia’ stato a Lourdes altre volte, 3 anni prima con l’associazione ”La nostra famiglia” e in passato con la moglie. In quella occasione era tornato, dice, su invito di alcuni amici.

Era a Lourdes come pellegrino, ma ammetteva, avrebbe ”fatto volentieri anche il barelliere”. ”Anche un misero come me – raccontava Castagna, ricordando il dramma vissuto – e’ riuscito a trovare la via dell’amore e a uscire dal massimo del dolore. Nella fede ho trovato il crick, il pilastro su cui appoggiarmi per trovare sostegno”.

Perdonando, sottolineava, ”non ho fatto nulla di straordinario: ho messo in atto la legge del perdono, era doveroso farlo”. E aggiungeva: ”Bisogna pregare perche’ anche le persone che mi hanno colpito un patrimonio affettivo insostituibile trovino la strada del pentimento”. Sull’esperienza a Lourdes, Castagna affermava: ”Il tema della sofferenza ci aiuta a superare le difficolta’. Ridimensiona i problemi. Sono venuto qui come pellegrino, ma avrei fatto volentieri anche il barelliere assieme a tutti questi volontari, cosi’ disposti al servizio”.

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