Le domande su Dio e la ricerca dell’unità dei cristiani negli appuntamenti in programma a Berlino, Erfurt e Friburgo

Thomas JANSEN
Germania

Oggi il Santo Padre sarà in Germania. Sabato 17 settembre, in un messaggio televisivo, ha indirizzato alcune parole molto personali, semplici e insistenti, alla gente del suo Paese per esprimere la gioia per gli incontri imminenti e far percepire la riconoscenza per gli eventi e i colloqui che lo attendono a Berlino, Erfurt e Friburgo.

Come ogni viaggio papale, anche questo ha le sue peculiarità. Non solo perché la Germania è la patria di Josef Ratzinger, che ora compie una visita ufficiale in veste di Pontefice, invitato dal Governo della Repubblica federale e dalla Chiesa locale. La particolarità di questo viaggio consiste soprattutto nel fatto che egli è atteso in un Paese da cui, nel 16° secolo, si è originata la divisione della Chiesa con la Riforma protestante: un fatto questo, che conferisce alla Germania un ruolo speciale, contrastato.

Resta il fatto doloroso che, dalla Riforma in poi, non si è riusciti a ricondurre a unità i cattolici e i protestanti, con il risultato che in Germania si sono sviluppate parallelamente due culture religiose ben distinte, irriconciliate per molto tempo. Gli sforzi in direzione dell’ecumenismo hanno certamente prodotto il superamento delle lotte del passato, per cui il rapporto tra le due Chiese, i loro rappresentanti e i fedeli sono oggi per lo più distesi e fraterni. Ma l’avvicinamento che porta alla comunanza e che presuppone una conoscenza approfondita e da cui deriva la comprensione è solo agli inizi.

È per questo che i cristiani tedeschi vedono con particolare speranza l’incontro del Santo Padre con i rappresentanti della Chiesa evangelica tedesca, che si svolgerà nel monastero agostiniano di Erfurt. Qui, nella chiesa di Sant’Agostino, Lutero iniziò il suo percorso. «Vi pregheremo insieme, ascolteremo la parola di Dio, penseremo e parleremo tra di noi», ha detto Benedetto XVI, aggiungendo prudentemente: «Non ci aspettiamo avvenimenti sensazionali. Per esperienza sa che le aspettative disattese possono arrecare danno al processo ecumenico.

Il Papa viene in un Paese ben organizzato, che si è dimostrato economicamente sano e relativamente stabile da un punto di vista sociale. Un Paese che viene tenuto insieme da un solido consenso democratico e da un ordinamento costituzionale sperimentato, sebbene non manchino divergenze sulla via giusta per risolvere determinati problemi politici, economici e sociali.

La situazione spirituale della società tedesca sembra meno consolidata del consenso fondamentale politico. Perciò, la questione su come «possiamo sviluppare nuovamente la capacità, insita in noi, di percepire Dio» muove il Santo Padre, nella sua visita in Germania, ancor più delle speranze e dei problemi legati all’ecumenismo. A detta questione, che fa riferimento allo slogan del viaggio papale – “Là dove è Dio, vi è futuro!” -, egli dedica gran parte delle parole rivolte ai tedeschi. Essa esprime anche la preoccupazione sulla distanza di molte persone da Dio, che trova espressione in molte forme, non ultimo in un ateismo aggressivo di una minoranza attiva che si è fatta notare in vista della visita del Papa. Sono state annunciate manifestazioni contro la visita di Benedetto XVI e un certo numero di parlamentari del Bundestag tedesco non ascolteranno il Papa quando prenderà la parola in Parlamento su invito del Presidente, con il pretesto che tale invito violerebbe la regola della divisione tra Chiesa e Stato.

Come dimostrerà l’evolversi del viaggio di Benedetto XVI in Germania, queste sono manifestazioni marginali, cui si contrapporrà con forza la fiducia dell’ospite e il suo messaggio. «Perciò – dice –  in questi giorni vogliamo adoperarci per vedere nuovamente il volto di Dio, diventare noi stessi persone attraverso le quali possa entrare nel mondo una luce di speranza, la luce che viene da Dio e che ci aiuta a vivere».

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