In corso il Sinodo straordinario voluto dal Pontefice: vi partecipa l’Arcivescovo, nominato dal Santo Padre. La preghiera della Diocesi in Santa Maria dei Miracoli e nelle parrocchie

di Pino NARDI

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Si sono aperti i lavori del terzo Sinodo straordinario sulla famiglia, in programma in Vaticano fino al 19 ottobre sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Saranno 253 i partecipanti, tra i quali il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, di nomina pontificia, e altri due cardinali ambrosiani: Francesco Coccopalmerio e Gianfranco Ravasi.

Un evento importante nel cammino ecclesiale che mette al centro della riflessione proprio la questione famiglia, decisiva per il futuro delle società e della Chiesa stessa. La Diocesi di Milano ha partecipato con entusiasmo alla preghiera alla vigilia del Sinodo sia a livello diocesano, sia nelle comunità parrocchiali, seguendo l’indicazione più volte manifestata dal cardinale Scola. Infatti, accogliendo l’invito dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Conferenza episcopale italiana, il Servizio per la famiglia della Diocesi ha proposto sabato 4 ottobre nel Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso a Milano, sul tema «Accendi una luce in famiglia», una celebrazione di preghiera delle famiglie, in comunione con papa Francesco, presieduta da monsignor Pierantonio Tremolada, vescovo ausiliare di Milano.

«Anche noi, nel Sinodo dei Vescovi – ha detto papa Francesco nell’omelia nella Messa di apertura del Sinodo, domenica in San Pietro – siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore. Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente… Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. In questo caso, il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità».

«Noi siamo tutti peccatori – ha continuato il Santo Padre – e anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani. Il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività. Fratelli Sinodali, per coltivare e custodire bene la vigna, bisogna che i nostri cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo dalla “pace di Dio che supera ogni intelligenza”, (Fil4,7). Così i nostri pensieri e i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio (cfrMt21,43)».

Un compito così importante e delicato che va portato avanti con uno stile evangelico, nelle parole di Francesco nel saluto ai padri sinodali durante la I congregazione generale lunedì 6 ottobre. «Voi portate la voce delle Chiese particolari, radunate a livello di Chiese locali mediante le Conferenze episcopali. La Chiesa universale e le Chiese particolari sono di istituzione divina; le Chiese locali così intese sono di istituzione umana. Questa voce voi la porterete in sinodalità. È una grande responsabilità: portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia. Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: “Questo non si può dire; penserà di me così o così…”. Bisogna dire tutto ciò che si sente conparresia… E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita lasinodalità. Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore: parlare conparresiae ascoltare con umiltà. E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge sempre cumPetro et sub Petro,e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede».

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