Reso noto oggi il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della Gioventù del 2013 in Brasile

benedetto XVI

«Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino», ma «la luce della fede» ci fa comprendere che «ogni esistenza ha un valore inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio». Nel portare questo «annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova», la Chiesa «conta» anche sui giovani, «i primi missionari» tra i coetanei. Lo scrive Benedetto XVI nel messaggio inviato oggi ai giovani e alle giovani del mondo, in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata, dal 23 al 28 luglio 2013, a Rio de Janeiro (Brasile). “Andate e fate discepoli tutti i popoli!” è il titolo del messaggio.

Strumenti d’amore

«Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare – afferma il Papa – il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di interazione tra uomini e tra popolazioni, ma la globalizzazione di queste relazioni sarà positiva e farà crescere il mondo in umanità solo se sarà fondata non sul materialismo, ma sull’amore». Per questo «è urgente testimoniare la presenza di Dio affinché ognuno possa sperimentarla: è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi». Per svolgere la missione evangelizzatrice il Pontefice invita i ragazzi a guardarsi intorno: «Tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza. Andate! Cristo ha bisogno anche di voi. Lasciatevi coinvolgere dal suo amore, siate strumenti di questo amore immenso, perché giunga a tutti, specialmente ai “lontani”. Alcuni sono lontani geograficamente, altri invece sono lontani perché la loro cultura non lascia spazio a Dio; alcuni non hanno ancora accolto il Vangelo personalmente, altri invece, pur avendolo ricevuto, vivono come se Dio non esistesse». A tutti, suggerisce il Santo Padre, «apriamo la porta del nostro cuore; cerchiamo di entrare in dialogo, nella semplicità e nel rispetto».

Due campi

I giovani si devono impegnare in questa missione evangelizzatrice anche in famiglia, nei quartieri, negli ambienti di studio o di lavoro, tra i gruppi di amici e i luoghi del tempo libero, ma due, chiarisce Benedetto XVI, sono i campi in cui «l’impegno missionario» dei giovani «deve farsi ancora più attento». Il primo è «quello delle comunicazioni sociali, in particolare il mondo di internet», da «usare con saggezza», considerando «anche le insidie che esso contiene, in particolare il rischio della dipendenza, di confondere il mondo reale con quello virtuale, di sostituire l’incontro e il dialogo diretto con le persone con i contatti in rete». Il secondo ambito è «quello della mobilità. Oggi sono sempre più numerosi i giovani che viaggiano, sia per motivi di studio o di lavoro, sia per divertimento. Ma penso anche a tutti i movimenti migratori, con cui milioni di persone, spesso giovani, si trasferiscono e cambiano Regione o Paese per motivi economici o sociali. Anche questi fenomeni possono diventare occasioni provvidenziali per la diffusione del Vangelo».

Come il buon Samaritano

«Penso che abbiate sperimentato più volte la difficoltà – sostiene il Papa – di coinvolgere i vostri coetanei nell’esperienza di fede. Spesso avrete constatato come in molti giovani, specialmente in certe fasi del cammino della vita, ci sia il desiderio di conoscere Cristo e di vivere i valori del Vangelo, ma questo sia accompagnato dal sentirsi inadeguati e incapaci». Per il Pontefice sono importanti anzitutto la «vicinanza» e la «semplice testimonianza» come «canale attraverso il quale Dio potrà toccare il loro cuore. L’annuncio di Cristo non passa solamente attraverso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e tradursi in gesti di amore». «Come il buon Samaritano – sottolinea il Santo Padre -, dobbiamo essere sempre attenti a chi incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della vita alla casa di Dio che è la Chiesa, dove c’è speranza e salvezza». I mezzi che abbiamo per «fare discepoli» sono principalmente «il Battesimo e la catechesi».

Cuore e braccia

Di fronte alle difficoltà della missione di evangelizzare, Benedetto XVI invita i giovani a non aver timore: «L’evangelizzazione non è una nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza, ma sulla sua». Di qui l’invito a «trovare nell’Eucaristia la sorgente» della «vita di fede» e della «testimonianza cristiana», a ricorrere «frequentemente al sacramento della Riconciliazione» e a «ricevere il sacramento della Confermazione». Il Papa ricorda anche che «per restare saldi nella confessione della fede cristiana», c’è «bisogno della Chiesa»: è «sempre come membri della comunità cristiana che noi offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa». «Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro – conclude il Pontefice -, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno. Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari animati dall’amore e dall’accoglienza».

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