Il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima trae spunto dall’Anno della Fede per approfondire il legame tra le due virtù teologali, analogo a quello tra Battesimo ed Eucarestia

di Rita SALERNO

«La Quaresima ci invita ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai sacramenti» e, al tempo stesso, «a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina». Il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima, presentato oggi in Vaticano, è una intensa riflessione sul rapporto tra fede e carità. Intitolato “Credere nella carità suscita carità”, il documento pontificio trae infatti spunto dall’Anno della Fede per approfondire lo stretto legame tra queste due virtù teologali.

«Il rapporto che esiste tra queste due virtù – scrive il Santo Padre – è analogo a quello tra i due sacramenti fondamentali della Chiesa: il battesimo e l’eucaristia». E prosegue affermando che «il battesimo (sacramentum fidei) precede l’eucaristia (sacramentum caritatis), ma è orientato a essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano». Allo stesso modo, «la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa». Secondo Benedetto XVI, «tutto parte dall’umile accoglienza della fede (il sapersi amati da Dio), ma deve giungere alla verità della carità (il saper amare Dio e il prossimo), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù».

Sulla scorta della prima enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est, il messaggio sottolinea che «la fede costituisce quella personale adesione  – che include tutte le nostre facoltà – alla rivelazione dell’amore gratuito e appassionato che Dio ha per noi e che si manifesta pienamente in Gesù Cristo».

Per il Papa non si può separare o peggio, opporre fede e carità, perché intimamente unite: risulta fuorviante vedere tra esse un contrasto o una dialettica. Se da una parte, ribadisce Benedetto XVI nel suo documento, «è limitante l’atteggiamento di chi mette in modo così forte l’accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi disprezzare le concrete opere della carità e ridurla a generico umanitarismo», dall’altra «è altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista». Sottolineando che «talvolta si tende a circoscrivere il termine carità alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario», il messaggio ribadisce che «massima opera della carità è proprio l’evangelizzazione, ossia il “servizio della Parola”». «Nella Chiesa, contemplazione e azione – prosegue il Papa – simboleggiate in certo qual modo dalle figure evangeliche delle sorelle Maria e Marta, devono coesistere e integrarsi. La priorità spetta sempre al rapporto con Dio e la vera condivisione evangelica deve radicarsi nella fede».

Quanto all’atteggiamento distintivo dei cristiani, Benedetto XVI rimarca che deve essere sempre improntato all’amore fondato sulla fede e da essa plasmato. Di qui il suo richiamo a tutti i credenti e in particolare agli «operatori della carità» alla necessità della fede. «Per loro – si legge nel testo – l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell’amore».

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