«La politica è profondamente nobilitata» quando è animata dalla volontà di dedicarsi «al bene dei cittadini», e quindi diventa «una elevata forma di carità». Il Santo Padre ha incontrato il cardinale Martini

Nella Sala del Trono in Arcivescovado, oggi pomeriggio, il Santo Padre – accompagnato dal seguito papale e con al fianco il cardinale Tarcisio Bertone – ha ricevuto politici lombardi e numerosi esponenti del mondo imprenditoriale, economico e accademico. Ha introdotto l’incontro il cardinale Angelo Scola, sottolineando come «la variegata società milanese è ben consapevole di poter trovare nei cristiani una risorsa di umanità disponibile al confronto franco, forse qualche volta scomodo».

Erano presenti i presidenti della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il presidente della Provincia Guido Podestà, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Con loro i presidenti delle Province il cui territorio è compreso dalla diocesi di Milano (Varese, Como, Lecco, Bergamo) e i sindaci dei Comuni limitrofi all’aeroporto di Bresso.

Ai presenti il Papa ha rivolto un discorso ispirato alla figura di Sant’Ambrogio. «Saggezza, buon senso e autorevolezza»: queste le virtù di Sant’Ambrogio, patrono dell’Arcidiocesi, che il Papa ha additato ai politici, insieme alla capacità di «superare contrasti e ricomporre divisioni».

«La politica è profondamente nobilitata» quando è animata dalla volontà di dedicarsi «al bene dei cittadini», afferma Benedetto XVI, e quindi diventa «una elevata forma di carità». Giustizia e amore per la libertà sono le qualità-base dei politici autentici, ha continuato il Papa: una libertà che «implica la responsabilità», che «non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire».

Sulla scia dell’intervento di saluto in piazza Duomo, Papa Ratzinger è tornato ad auspicare collaborazione tra potere politico e Chiesa, nel rispetto della laicità dello Stato, chiedendo alle autorità di «assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell’altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti».

Alla base del bene comune, infatti – ha ribadito il Papa – non può che esserci la dignità dell’uomo: «lo Stato è a servizio e a tutela della persona e del suo ben essere nei suoi molteplici aspetti», a cominciare – ha puntualizzato Benedetto XVI – «dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione», perché «nessun uomo è padrone di un altro uomo».

Non solo: il Papa è tornato a richiamare come «la legislazione e l’opera delle istituzioni statuali debbano essere in particolare a servizio della famiglia (…) fondata sul matrimonio e aperta alla vita», e, sulla base di questo, «il diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli»: ne deriva che «non si rende giustizia alla famiglia, se lo Stato non sostiene la libertà di educazione», non per ragioni confessionali, bensì  «per il bene comune dell’intera società».

Quanto alla Chiesa, ha offerto e tuttora può offrire un apporto prezioso alla società «con la sua esperienza, la sua dottrina, la sua tradizione, le sue istituzioni e le sue opere con cui si è posta al servizio del popolo». Una tradizione che «continua a dare frutti, anzi: «l’operosità dei cristiani lombardi in tali ambiti è assai viva e forse ancora più significativa che in passato», come frutto gratuito dell’«esperienza totalizzante della loro fede». Proprio la gratuità – parola risuonata ripetutamente in questo VII Incontro mondiale delle famiglie – è ciò di cui abbiamo «nel tempo di crisi che stiamo attraversando»,  per il quale non bastano le pur «coraggiose scelte tecnico-politiche».

Prima dell’appuntamento con le autorità, Benedetto XVI ha avuto un breve, ma intenso incontro col cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002.

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