In occasione dell’odierna Festa, un invito a parlare e agire insieme con l’aiuto di un apposito sussidio. «Interroghiamoci come essere segno vitale in un contesto ove sembra regnare la disillusione»

di Francesca DOSSI e Alfonso COLZANI
Responsabili Servizio per la Famiglia

famiglia

Oggi è di nuovo festa per le famiglie della Diocesi. Come ogni anno il calendario liturgico invita a porre attenzione alla famiglia, grande culla dell’umano, luogo del nascere, del crescere e maturare come uomini e donne, e infine del morire, luogo che custodisce le differenze fondamentali, quella tra i sessi che genera la vita, e quella tra le generazioni che trasmette e custodisce la qualità umana del vivere.

Alla famiglia guardiamo ben volentieri oggi, un concentrarci che non ci pesa. Non si tratta per nulla di una vuota ricorrenza tanto che, a soli otto mesi dall’Incontro mondiale delle famiglie, abbiamo trovato altri motivi che ci interpellano, fanno riflettere, chiamano all’azione. Non sono tempi facili per chi voglia metter su famiglia: negli ultimi 5 anni i matrimoni religiosi in Italia sono calati del 23,3% (anche i matrimoni civili, sebbene in misura inferiore: 4,1%). Non si tratta solo delle conseguenze della crisi economica, se il calo più vistoso si è registrato in Lombardia ed Emilia Romagna, le due regioni più ricche della nazione.

Abitiamo una società che fatica a immaginare e sperare un futuro, non scorge nell’oggi molti motivi per appassionarsi al domani. Soffre inoltre di scarsa fiducia nella solidità delle relazioni, tanto che ormai da molti è vissuta come ovvia la fragilità dei legami e la loro conseguente destrutturazione: allora, vien facilmente da pensare, perché scommettere la propria vita su una relazione duratura e una filiazione impegnativa? Perché non scegliere la semplice convivenza, almeno per ora, ed eventualmente accedere al registro delle coppie di fatto, cosa che potrà rendere più snello lo scioglimento della relazione in caso di difficoltà? L’istituzione di questo registro rischia di avvallare una forma del legame sempre più debole e, si sa, dove il legame si indebolisce, tutto il tessuto sociale ne risente. Non è certo quest’ultimo motivo che sta all’origine dell’attuale disaffezione all’istituzione matrimoniale. Il fenomeno è ben più complesso e le generazioni adulte hanno la responsabilità di avere poco testimoniato la bellezza del legame matrimoniale e la sua forza.

Di fatto i dati segnalano che il matrimonio conosce oggi una crisi di proporzioni sconosciute nel passato, crisi complessa sulla quale la comunità cristiana dovrà esercitare intelligenza e discernimento per dire con efficacia una parola capace di restituire fascino alla verità del matrimonio cristiano. Con lo stile di chi sa andare oltre la nostalgia, la recriminazione e l’indignazione.

Compito della festa è celebrare, gioire, ringraziare, con le grandi risorse che il patrimonio cristiano sulla famiglia mette a disposizione. Quest’anno in modo particolare, poiché il tema della fede illumina la famiglia che di essa vive e si vuole nutrire. Il dono della fede invita a rivedere l’esperienza famigliare come intessuta per intero dalle tante gradazioni del credere, da quelle più umane (credo in te mio/a sposa/o come partner affidabile per una vita carica di promesse e benedizioni) a quelle più «teologiche», che col passar degli anni modellano (con sempre maggior convinzione e anche nelle inevitabili delusioni e fallimenti) sullo stile di Gesù le relazioni coniugali e genitoriali. Nella famiglia cristiana è risorsa preziosa poter guardare a Gesù per vedervi l’agire di Dio che fin dall’inizio conosceva le nostre cadute e paure; infatti nulla nelle relazioni, nemmeno per Dio, è dato tutto e subito, ci vuole tempo, pazienza, presa di distanza da sé, esposizione al rischio dell’amore fino alla fine.

Una famiglia che cerca di costruirsi sulla fede nella benedizione di Dio e nella bontà della vita ha tanti motivi per festeggiare. Ha a disposizione tante parole per dirsi: riprenderle e arricchirle è un modo di dar corpo e anima alla festa, ce lo ricorda l’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale, invitando le famiglie a sfuggire alla «tentazione dell’afasia che non sa esprimere la bellezza di un amore casto, di un fidanzamento serio, di un matrimonio cristiano».

Sulla base di questa sollecitazione, in occasione della Festa della famiglia, il Servizio diocesano per la Famiglia ha preparato un libricino, Di dono in dono. Le parole della famiglia, che aiuta a riprendere la bellezza di alcune delle esperienze fondanti la famiglia, riassunte attorno a 12 parole che a loro volta suggeriscono semplici attivazioni in famiglia e brevi preghiere. Questo libretto vorrebbe provocare il nostro sguardo sulla famiglia… anzitutto per vederla con un po’ più di calma, magari non da soli, insieme al coniuge e ai figli, poi per parlarne e agire insieme, infine per parlarne con Dio, provocati dall’esperienza di fede che essa apre.

Abbiamo di che far festa perché viviamo di una speranza affidabile; rinfranchiamoci ancora un po’ nella nostra fede e interroghiamoci come poter essere segno vitale in un contesto ove sembra regnare la disillusione. Sempre con grande affetto però perché vivere pienamente col proprio tempo significa andargli incontro e tentare di capirlo, per poi pronunciare una parola che vi sappia risuonare con frutto.

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