Alla manifestazione letteraria è stata presentata la Fondazione voluta dal card. Scola per studiare l’interazione tra cristiani e musulmani. Bonomi e Meomartini a confronto su "Alla scoperta del Dio vicino"

di Filippo MAGNI

La responsabilità generazionale, la famiglia, la nuova grammatica dei giovani, l’essenza di una città come luogo di scambio. Sono alcuni dei temi su cui si sono confrontati nel pomeriggio di venerdì 16 il sociologo Aldo Bonomi e il presidente di Assolombarda Alberto Meomartini durante l’incontro della rassegna "bookcity" dedicato alla lettera pastorale del card. Angelo Scola "Alla scoperta del Dio vicino". Brani letti dall’attore del Piccolo Teatro Angelo Zilio hanno avviato le discussioni moderate dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.
Nella sala conferenze della libreria Mondadori che si apre sul cuore della città, piazza Duomo, Meomartini ha esordito parlando proprio di Milano. «Ha una tradizione di cultura cattolica e socialista, una tradizione di convivenza – ha detto Meomartini -. Ma negli ultimi anni si è persa molto l’unitarietà del territorio, indispensabile perché le città hanno senso se stanno insieme. Nascono infatti per permettere gli scambi, tra persone e tra generazioni». E anche per questa frammentazione «alcuni giovani faticano in una società che ha perso la speranza nel futuro, che vive solo nel kronos, il tempo che scorre indifferentemente, perdendo il kairós, il tempo opportuno». 
Proseguendo sul tema della "traditio", Bonomi ha sostenuto la tesi che «La famiglia oggi è in una guerra civile molecolare. Non è più il "tondino di ferro" della comunità, e quindi è necessario occuparsene. Il problema è trovare il modo per rimettere la famiglia come elemento sociale al centro della città».
Famiglia che deve dare ai figli «mezzi incerti e fini certi, piuttosto che abbondanza di mezzi senza uno scopo», ha aggiunto Bonomi. Riconoscendo «la "nuova grammatica" delle attuali giovani generazioni, che non hanno più nel libro il punto di riferimento come invece era per i loro genitori, ma in un desiderio di comunicazione che spesso si sviluppa in Internet». E in un desiderio di relazione, «il luogo in cui – ha concluso il sociologo – l’uomo costruisce la sua identità, portando la sua responsabilità, i suoi dubbi, il suo senso di sé».
A seguire, nella suggestiva sede dell’Ambrosianeum, Maria Laura Conte e Martino Diez hanno presentato la Fondazione Internazionale Oasis, di cui sono direttori. L’organizzazione, fondata dal card. Angelo Scola nel 2004 a Venezia, promuove la reciproca conoscenza e l’incontro tra il mondo occidentale e quello a maggioranza musulmana.
«Dopo aver a lungo frequentato i Paesi arabi abbiamo aperto un nuovo fronte occidentale andando a Londra ieri (con la relazione del card. Scola a Westminster) e a Milano oggi. È il naturale sviluppo di una Fondazione che, fedele alle circostanze, oggi è provocata a capire cos’hanno da dire all’occidente e sull’occidente le ferite e le domande delle primavere arabe».
Tra i relatori, il professore di islamistica in Cattolica Paolo Branca ha sottolineato la necessità a Milano di «occuparsi della convivenza per il futuro. Come si legge nella Bibbia, nella Creazione, Dio dice "gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Simile, non uguale. Ma devi stare bene col tuo vicino per vivere bene, come dice il proverbio arabo "è più importante un buon vicino che una bella casa"».
Messaggio di convivenza e incontro raccolto e rilanciato anche da Asfa Mahmud, Presidente del Consiglio direttivo della Casa della cultura islamica di Milano. «Nel Corano si legge "vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi una nazione perché possiate riconoscervi a vicenda"». Questo versetto, ha spiegato, «dice che tutti proveniamo da Adamo ed Eva, ma allo stesso tempo siamo diversi: da qui la necessità di conoscersi e di collaborare». La conclusione di Mahmud è costituita da due appelli. Il primo che Milano, città moderna, «riconosca i nostri diritti. Siamo in 100mila musulmani e non abbiamo una moschea in cui pregare». Il secondo, che si dia la cittadinanza ai ragazzi «che nati e cresciuti in Italia, si sentono italiani».
Ha concluso i lavori la sociologa Giovanna Rossi che analizzando alcune ricerche statistiche ha sottolineato come le persone più religiose non siano arroccate e chiuse sulle loro verità, ma al contrario siano più aperte alla solidarietà rispetto a chi non frequenta le chiese. A tutti, cristiani e musulmani, «è chiesta la testimonianza – ha precisato -, un atteggiamento che può sollecitare tutti i temi dell’oggi».

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