Nella Sesta e ultima domenica dell’Avvento Ambrosiano, il Cardinale, concludendo la sua predicazione in Duomo, ha richiamato a una comprensione autentica del Natale, perché Cristo nasca veramente anche in noi

di Annamaria BRACCINI

scola avvento 2012

LO "SPECIALE" DELL’AVVENTO

«Milano non perdere di vista Cristo nel tuo quotidiano nobile tentativo di costruire il tuo futuro. Il Messia è pace e libertà ed è tra noi per dare a tutti pace e libertà».
È la sesta e ultima domenica dell’Avvento ambrosiano e, in questa solennità che è “portico” che introduce ai misteri del Natale, giunge a conclusione il cammino di predicazione che il Cardinale ha voluto proporre, con il titolo unitario “Dio che viene”, a tutti i battezzati e anche a quanti sono ‘in ricerca’ del Signore, dalla sua Cattedra in Duomo. Come ogni domenica appunto la Cattedrale è affollata di migliaia e migliaia di persone per questa celebrazione che viene animata anche da laici del Movimento dei Focolari, da alcuni gruppi di spiritualità familiare e da un’associazione di genitori che hanno perso un figlio.
Solennità questa – i paramenti dell’Arcivescovo e dei concelebranti sono, infatti, di colore bianco –, nella quale «la Madre ci prende per mano e ci accompagna ad cogliere la venuta del Figlio». Il Cristo che, per la salvezza di tutti, si fa Figlio di una donna, Maria, alla cui Divina Maternità è dedicata significativamente la domenica. Festa peculiare della nostra tradizione liturgica, la prima in onore della Vergine, analoga a quella che la Chiesa romana celebra il 1 gennaio e che già dalla sua intitolazione alla Divina Maternità richiama al senso complessivo dell’incarnazione di Gesù, tanto che, come sottolinea il rito ambrosiano, più che di una festa mariana è festa del Signore connotata da un forte contenuto cristologico.
Eppure, nota subito il Cardinale, «se la nascita di un bambino a Betlemme ci intenerisce, fatichiamo a cogliere il significato complessivo del Natale che si compie in tre tempi che non possono essere disgiunti, «il Dio Bambino che viene nel nascondimento attraverso il grembo di una giovane donna, Colui che viene nella gloria per compiere la storia e che viene oggi nella Chiesa, cioè in ciascuno di noi».
«Se Cristo chiede di nascere in noi, non possiamo evitare la domanda», su cosa ciò significhi e comporti, ma è appunto qui che si pone la criticità della comprensione per noi donne e uomini del Terzo millennio, la “dimenticanza” del senso autentico dell’Incarnazione.
Come nel “sì” definitivo, il “fiat” di Maria, narrato dalla pagine evangelica di Luca dove si intrecciano «grazia e libertà», nell’esercizio quotidiano della nostra libertà dovremmo – suggerisce l’Arcivescovo – fare adeguato spazio all’azione della grazia, cioè a questo Dio bambino che nasce, aprendoci così a uno stile di vita di cui il nostro tempo ha estremo bisogno per far fiorire la comunità e, insieme, la vita civica.
Il pensiero va alla nostra Chiesa e alla città: «Se guardiano alla lunga, feconda storia della Chiesa ambrosiana, al suo contributo di civiltà sorge spontaneo in noi un accorato invito: Milano non perdere di vista Gesù Cristo nel quotidiano tuo nobile tentativo di costruire il tuo futuro».
Un appello da accogliere nella gioia di queste ore di attesa, perché come dice la Lettera Pastorale, «se Dio è vicino si sprigiona irresistibile la gioia»: quella che non ci raggiunge «come qualcosa di utopico, al limite dell’irrisorio, di lontano dalla nostra portata», che «non è un vago stato d’animo», ma che «vince ogni nostro scetticismo e ci coinvolge qui e ora». Proprio perché Cristo che viene e il suo sacrificio non sono un incidente della storia, «Gesù è l’evento che continua a stupire, non un pretesto fragilmente sentimentale o sfacciatamente commerciale».
«Il Natale ci rende amabili», dice san Paolo, ma solo se ne siamo consapevoli perché, scriveva sant’Ambrogio con un auspicio che il Cardinale ha scelto come suo augurio di Natale, “dove mai dovrebbe nascere il Cristo se non nel tuo cuore?”

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