Ugo Pavanello svolge il suo ministero nella diaconia della Comunità pastorale San Giovanni Paolo II a Greco: «Si creano occasioni di confronto molto semplici e umane»

di Cristina CONTI

Ugo Pavanello
Ugo Pavanello

Oltre a sacerdoti e laici, anche i diaconi permanenti passano a visitare le famiglie prima di Natale. In effetti il diacono è proprio colui che scelto di mettersi a servizio del prossimo. Come Ugo Pavanello, che svolge il suo ministero nella diaconia della Comunità pastorale San Giovanni Paolo II a Greco ed è presidente del Museo diocesano “Carlo Maria Martini” di Milano. «L’incontro con le persone e il servizio alla comunità fanno parte del mio incarico di diacono permanente e dunque anche l’incontro con le famiglie durante le benedizioni natalizie rientra in questo ambito», spiega. Uscire dal proprio recinto, andare verso chi vive alle periferie del mondo – temi particolarmente cari a Papa Francesco – sono valori importanti nella società globale: portare un saluto, un augurio e pregare insieme alle famiglie sono una delle tante modalità con cui si possono mettere in pratica. «In queste circostanze spesso si incontrano persone che non partecipano alla vita quotidiana della comunità ecclesiale – aggiunge Pavanello -. Per loro una parola e un incontro valgono più di tante prediche. Talvolta c’è qualche rifiuto, ma è raro. Il più delle volte, invece, si creano occasioni di confronto molto semplici e umane». La solitudine peggiora le difficoltà anziché risolverle e il momento della visita natalizia – che significa dialogo, vicinanza, sostegno – è utile proprio perché permette di creare nuove relazioni all’interno della comunità.

Malati, anziani, genitori che da poco hanno perso un figlio, ma anche chi ha problemi economici o ha perso da poco il lavoro: queste solo alcune delle tante situazioni di cui si viene a conoscenza girando di casa in casa. «Chi affronta problemi davvero difficili chiede aiuto in forma semplice – rileva Pavanello -. Talvolta ci sono donne anziane che chiedono di poter fare la Comunione a casa, oppure di potersi confessare a domicilio. In questi casi facciamo una segnalazione alla segreteria parrocchiale. Si tratta, comunque, di interventi fatti nel rispetto della privacy di ciascuno, solo se le persone lo richiedono esplicitamente. Non siamo noi a fare domande per primi».

Nel periodo di Avvento, inoltre, per organizzare meglio le visite, una collaboratrice della parrocchia affida a sacerdoti, diaconi e laici un diverso caseggiato. Le benedizioni solitamente si svolgono in fascia pre-serale, tra le 18 e le 20, quando è più facile trovare le persone in casa. Qualche giorno prima, alcuni avvisi in portineria o nella bacheca del condominio e nelle caselle postali delle singole famiglie indicano le date e gli orari, in modo che chi vuole possa essere presente. «Quando arriviamo scambiamo due parole e cerchiamo di conoscere le realtà che le persone vivono – aggiunge -. La stessa parola “benedire” significa che Dio “dice bene” delle situazioni che ciascuno di trova davanti. È un incontro semplice e bello, in cui ognuno di noi si fa prossimo a chi visita». E poi la visita si conclude con una preghiera insieme, in cui reciprocamente ci si affida a Dio.

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