Appena giunto dal Cairo, l’Arcivescovo di Abuja, ha delineato la situazione della Nigeria, in una Conferenza stampa in cui si è parlato di terrorismo e delle possibilità di sconfiggerlo nel Paese africano, ma anche nel mondo

di Annamaria BRACCINI

onayecan

«Una cosa è chiara, i terroristi di Boko Haram sono una minoranza anche nella comunità islamica nigeriana». A dire così è il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, che appena arrivato dal Cairo, racconta quale sia la situazione del suo Paese, in una Conferenza stampa che si svolge in Curia a Milano. Parla diretto e senza mezzi termini l’Arcivescovo, che domani sarà in Duomo per l’incontro in mattinata con il clero e la sera con i fedeli dell’intera Diocesi. «Sì, sono una minoranza, ma ho sempre detto che sono molto pericolosi, perché possono essere paragonati a un veleno capace, appunto, di avvelenare tutti», continua, aggiungendo: «Ormai nemmeno la maggioranza degli islamici condivide le loro posizioni e le violenze. Non vi è dubbio che uccidano i cristiani, ma annientano anche i fedeli dell’Islam e hanno sgozzato alcuni Iman che avevano levato la loro voce di protesta. Distruggono le chiese come pure le moschee.
In Nigeria la leadership islamica ha parlato chiaro, anche perché, tranne che nella zona nord-est a maggioranza musulmana, i centosessanta milioni di nigeriani si dividono praticamente a metà – 50% e 50% – tra cristiani e musulmani», spiega, con un sorriso, il Cardinale che racconta come lui stesso abbia uno zio – «un padre per me» –, cugini di religione islamica e come sua sorella abbia sposato un musulmano.
«Non basta condannare Boko Haram, bisogna vedere cosa si insegna ai bimbi nelle scuole islamiche. Abbiamo indagato e scoperto che spesso non vi è rispetto per le altre religioni. Nascono da qui le ragioni dell’odio e si crea terreno fertile per un proselitismo giovanile che, come in Europa, è un problema».
Insomma, occorre che il mondo islamico o le sue voci più ascoltate cambino atteggiamento e condannino il terrorismo “senza se e senza ma”?
«Abbiamo detto alla Comunità nigeriana che occorre accettare la responsabilità che queste persone di Boko siano parte dell’Islam, anche se insultano la lettera e lo spirito della loro fede autentica. Non basta dire che sono terroristi, sono terroristi islamici. Io sono sicuro che la Nigeria ce la farà e se finora non è accaduto è perché non c’è stata la volontà politica di sconfiggere davvero i terroristi. Sento dire che in sei settimane le nostre forze armate elimineranno il problema di Boko Haran, ma avrei voluto che lo avessero detto due anni fa. Ho il dubbio che il motivo, ora, sia elettorale». Infatti, le elezioni del Presidente della Repubblica, che dovevano svolgersi 15 febbraio, sono state posticipate proprio perché in questi giorni inizierà l’offensiva governativa antiterrorismo. « Non voglio che si continui a dire che solo i cattolici sono perseguitati, tutti lo sono. Bisogna avere coraggio nel raccontare i fatti.
Credo che il dovere di ogni Stato che sia tale è di salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini, per questo – ammette Onaiyekan –, sono molto preoccupato che possano intensificarsi manifestazioni per questo ritardo nella consultazione elettorale e tornerò presto a casa, ma ho voluto venire a Milano per raccontare la verità e perché è interessante e rilevante l’iniziativa che ha deciso il cardinale Scola. Ci serve la vostra preghiera e che facciate conoscere la verità. Anche i gemellaggi tra parrocchie della vostra Diocesi e nostre sono importanti».
E, infine, anche un riferimento alla tratta delle persone per cui si pregherà in Duomo in apertura degli incontri con il Cardinale: «Le tante ragazze che dalla Nigeria vengono in Italia a prostituirsi hanno bisogno di un’assistenza spirituale, di cura pastorale, di essere sostenute (alla Conferenza stampa era presente anche suor Claudia Biondi, responsabile Area Tratta e Prostituzione di Caritas Ambrosiana, che ha quantificato in 350-400 unità la presenza di ragazze nigeriane sulle strade di Milano e Hinterland, pari a 1/5 del totale). Ho l’impressione che il governo nigeriano non sia interessato a questa situazione di grande tragedia».
 

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