Dopo il Beccaria, l'Urna ha fatto visita alla realtà che cerca di dare un futuro ai giovani affidati dal Tribunale dei minori. Nel segno di quell'accoglienza tanto cara a Don Bosco

di Mario PISCHETOLA

don bosco vimodrone

Appena uscita dal Beccaria, dove si è respirato aria di speranza, l’Urna di san Giovanni Bosco ha fatto tappa a Vimodrone per l’inaugurazione dei lavori di una nuova area della Comunità Kàiros, dove abiteranno altri ragazzi, soprattutto i più piccoli, che il Tribunale dei minori affida a una tutela e sono accolti da Kàiros. Don Claudio Burgio, responsabile della comunità, accoglie Bon Bosco come «uno di casa», così come lo ha accolto al mattino con don Gino Rigoldi e con i minori detenuti al Beccaria

Alla presenza del sindaco di Vimodrone Antonio Brescianini e di centinaia cittadini accorsi sotto il tendone realizzato per l’occasione, si è vissuta un’ora intensa, in cui tutti si sono messi in ascolto dei ragazzi che abitano la comunità, veri protagonisti dell’incontro con don Bosco.

Per l’inaugurazione della nuova area era presente il Vicario episcopale per la carità e la cultura, monsignor Luca Bressan, di ritorno dal viaggio a Istanbul con il cardinale Angelo Scola: «Mentre eravamo in viaggio abbiamo sentito quanta folla sia accorsa da Don Bosco. Il santo dei giovani ci sta dimostrando che il segreto del successo non è come lo intendiamo, ma consiste nell’usare le ricchezze e i talenti che ciascuno ha per costruire insieme agli altri un futuro migliore».

La Comunità Kàiros lavora da anni per dare futuro a tanti ragazzi che nel tempo non hanno avuto la possibilità di un incontro giusto e di un accompagnamento efficace per la loro vita; lo fa al motto che segna uno stile di accoglienza: «Non esistono ragazzi cattivi»! Ne era convinto anche Don Bosco, che maturò la decisione di dedicarsi ai ragazzi e ai giovani disagiati di Torino proprio visitando le carceri della città e ritrovando nei volti spenti di tanti minorenni che vivevano di espedienti per le strade quel «punto di bene» che se toccato crea una svolta che apre alla speranza.

Don Bosco trovò per loro un lavoro, una casa, una vocazione da seguire, partendo dalla situazione di ciascuno e senza forzature. La visita alla Comunità Kàiros è un segno di corrispondenza di obiettivi e di intenti. Don Bosco accolse i migranti delle campagne del Piemonte, oggi la Comunità Kàiros accoglie ragazzi del Marocco, dell’Egitto, dell’Albania, del Sud America, cristiani e musulmani. Le loro famiglie sono rimaste a casa: questi ragazzi sono qui da soli in cerca di fortuna e spesso finiscono in situazioni di disagio. A Vimodrone, davanti a Don Bosco, Sadry, Mohamed, Aiub e Nordin ricevono dalle mani di monsignor Bressan un mattone, un ramo di ulivo e dei semi: segni di una speranza che, grazie all’amore di tanti educatori e volontari della Comunità Kàiros, diventerà realtà.

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