Il cardinale Scola ha partecipato al Convegno “2.0: dal welfare al benessere sociale”, nel quale si è presentato il progetto per la Brianza Lecchese, promosso dalla Croce verde di Bosisio Parini, “Verde Salute”

di Annamaria BRACCINI

Garbagnate Monastero_Scola_welfare

«Un welfare comunitario che metta al centro la persona – non un “cliente” o un semplice paziente -, ma un soggetto che porta in sé la domanda di relazione come dimensione originaria dell’umano. Il cardinale Scola torna, «sempre con grande piacere», come nota, nella “sua” Brianza lecchese per la presentazione di un progetto importante che definisce «una nobile impresa perché le grandi parole spesso si logorano e tra queste è ormai la parola “comunità” che qui, invece, rinasce con un welfare costruito sulla concretezza e che offre speranza». Anche quando il bene sembra lontano e impossibile, come nel recentissimo dramma avvenuto proprio nel lecchese con la morte di tre bimbe uccise dalla madre. «Rendere possibili progetti di vita buona adeguata può essere un mezzo per rendere almeno comprensibile e per poter assorbire la grande tragedia del male. Per questo siamo tutti responsabili di questa vita buona che può, se non eliminare, almeno “contenere” tragedie come quelle cui abbiamo assistito qui a Lecco».

A Garbagnate Monastero, presso il Centro Congressi dell’hotel San Martino, si illustra, infatti, “Verde salute”, un’idea nata dalla grande e approfondita esperienza della Croce verde di Bosisio Parini, basti pensare ai suoi 250 volontari attivi sul territorio di venti comuni della zona. Progetto per sostenere e rispondere ai bisogno non solo medici, in senso stretto, che emergono dalla popolazione «con una presa in carico della persona nella sua dimensione complessiva: psicologica, emotiva, fisica e presupponendo, a questo fine, percorsi di cura multidsciplinari e di relazioni mantenute nel tempo». Ci sono, tra gli altri, il direttore della Provincia di Lecco, Diego Minonzio, che sottolinea con orgoglio «la sinergia tra lavoro e produttività, ma soprattutto l’attenzione verso chi è rimasto indietro, tipica delle nostre terre» e Paolo Achilli, project manager della Croce verde di Bosisio che parla di «progetto concreto nell’ottica della costruzione di un panel di servizi declinato sulle esigenze del territorio».

Insomma, un bell’avvio per quella che diventerà una “fondazione di partecipazione”, per cui si chiede l’aiuto del privato sociale, dei grandi enti – è coinvolta Fondazione Cariplo -, ma anche dei semplici cittadini delle famiglie, delle imprese, degli enti locali.

In questo orizzonte di riferimento l’Arcivescovo colloca il suo intervento. «Credo che un welfare di comunità debba mettere l’accento sulle relazioni costitutive: quella con Dio, con l’altro e con se stessi da cui nessuno può prescindere e nelle quali possiamo trovare un equilibrio nella tensione tra spirito e corpo, tra uomo e donna, tra individuo e comunità».

Il pensiero è per la famiglia, come vero cuore propulsivo della società: «Un welfare comunitario, costituito di fraternità, deve tendere ad assecondare tutta la vita dell’uomo e quella di tutti gli uomini, partendo dal bisogno e rispondendo alla domanda di compimento che è in ciascuno di noi», osserva ancora il Cardinale.

Insomma, la questione-cardine torna a ciò che spesso l’Arcivescovo chiama «la domanda antropologica fondamentale dell’oggi, ossia «chi vuole essere l’uomo nel terzo millennio».

Se questo è l’interrogativo, altrettanto chiaro è l’obiettivo che deve porsi una Fondazione come quella prefigurata nel Convegno, evitando – le parole sono ancora di Scola – «utopie e realizzando, invece, un sistema possibile e sostenibile, capace di superare il crollo di speranza attraverso una “speranza affidabile”», per usare la splendida espressione di Benedetto XVI in Spe Salvi. L’Enciclica dove, appunto, quell’ “affidabile” dice davvero «l’incoercibile desiderio del nostro cuore».

Da qui la possibilità di vivere «con sobrietà e attenzione », trasformando il bisogno agli altri in desiderio di incontro e farsi prossimo, «innestandosi nella nostra tradizione e accettando la sfida che il nuovo non sia necessariamente l’inedito, ma la ripresa dell’antico neo suo senso migliore».

E su questo la Chiesa, da sempre, ha molto da dire «nel suo essere al servizio della richiesta di compimento dell’uomo che vuol dire dare un senso alla vita, nella doppia accezione di significato e direzione del cammino».

E tutto perché «il recupero della Communitas, portare il bene, ma soprattutto, il male fisico e morale – il cum munus di cui farci carico – vuole dire avere una speranza affidabile con un impegno che ci può vedere tutti, appunto, accomunati nella costruzione di una vita buona, fatta anche di bellezza e di cultura».

Un auspicio, quello venuto dal Cardinale, in completa sintonia con quanto hanno espresso esperti e relatori alla Tavola Rotonda, come Fabrizio Pregliasco, presidente dell’Associazione Nazionale pubbliche Assistenze o Mario Pigazzini, psicoterapeuta della Croce verde di Bosisio Parini per cui «costruire una mutualità nuova, non solo dal punto di vista economico e funzionale tra persone consapevoli dell’ineludibile interazione tra mente, corpo, ambiante», è la ragione per il nostro un lavorare non solo sulla cura fisica o terapeutica, ma sulla persona nel suo insieme».

«Un modello gestionale quello della Fondazione “Verde Salute” in linea con i principi che vedono i cittadini tornare a essere protagonisti, perché lo scopo non è offrire unicamente risorse economiche o sanitarie, ma ricostruire il tessuto di una rete di persone», ha aggiunto Stefano Granata, presidente di “Welfare Italia Servizi” – «compagna di avventura in questa operazione» -, nata da CGM, la più grande rete di cooperative sociali a livello nazionale costituita da operatori e soggetti interessati al sostegno della fragilità.

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