Il presidente del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica, Emilio Inzaurraga:«Tiene sempre conto di tutti, ma con uno sguardo speciale sui più emarginati, che vengono considerati gli scarti della società».

Francesco I

«Un uomo semplice ma forte, molto vicino al popolo, che ama profondamente la Chiesa e i poveri”: così Emilio Inzaurraga, presidente del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica Argentina, raggiunto telefonicamente a Buenos Aires, racconta il nuovo Papa Francesco. Inzaurraga lo conosce personalmente e lo ha incontrato diverse volte. Del cardinale Bergoglio descrive un ritratto inedito.

Una grande sorpresa per il popolo argentino: come vi sentite?
È una sorpresa enorme. Non riusciamo ancora a credere che il Papa sia argentino, siamo stupiti, contentissimi e pieni di speranza. E’ una grande emozione per tutti noi.  Siamo contenti perché conosce i problemi dell’Argentina, conosce la Chiesa latinoamericana. Ha molto carisma e ha lavorato molto bene. Il cardinale Bergoglio è sempre stato una persona molto vicina al popolo, ci ha sempre esortato alla missione e all’evangelizzazione. Una frase importante che ci ripete spesso è l’invito ad andare nelle “periferie” a proporre Gesù. Penso che, in questo momento della Chiesa, darà un contributo significativo alla nuova evangelizzazione in tutto il mondo.

È un grande cambiamento per la Chiesa?
Sì, è un grande cambiamento per la Chiesa di tutto il mondo. Come ha detto nelle sue prime parole, la Chiesa è andata a cercarlo ai confini della terra, al Sud del mondo. Aprire la porta della Chiesa al Sud del mondo: anche questo è un segnale importante. Ma credo che il nuovo Papa farà lo sforzo di tener conto di tutte le realtà.

Il suo primo gesto significativo è stata la richiesta di essere benedetto dal popolo…
Questo è un suo gesto caratteristico. Molte volte, quando abbiamo parlato, sia per telefono, sia personalmente, si congedava chiedendomi di pregare per lui. Lo fa con chiunque, che siano autorità, giornalisti o gente comune. È una persona molto semplice, di costumi molto austeri. In Argentina è facile incontrarlo in metro, in autobus, che viaggia da solo, senza accompagnatori o autisti.

Un Papa latinoamericano che contributo darà alla Chiesa?
Userà comunicazione molto diretta, un modo di esprimersi semplice. Penso che lavorerà molto con l’idea di essere un discepolo e un missionario, mantenendo la centralità in Gesù e la vocazione alla santità. Allo stesso tempo darà impulso alla missione, per portare questa proposta a tutti gli uomini di buona volontà. Approfondirà sicuramente il tema della nuova evangelizzazione.

Avrà una speciale attenzione per la Chiesa dei poveri e i problemi dell’America Latina?
Assolutamente sì. I poveri sono i suoi preferiti. Tiene sempre conto di tutti, ma con uno sguardo speciale sui più emarginati, che vengono considerati gli scarti della società. Uno dei grandi problemi del mondo è l’estrema povertà, le tante disuguaglianze sociali. Penso che lavorerà molto perché questi temi diventino visibili e siano all’attenzione del mondo, per perseguire insieme il bene comune. E poi sì, credo che la scelta del conclave voglia dare attenzione alla realtà cattolica dell’America Latina.

Come Francesco I affronterà le sfide più scomode nella Chiesa, come gli scandali pedofilia? Quale pensa sarà la sua linea?
Credo che seguirà la linea di Benedetto XVI di tolleranza zero e allo stesso tempo starà attento alle sofferenze delle vittime, con uno sguardo misericordioso sui peccati ma con fermezza sulla giustizia. Sicuramente lavorerà molto sulla selezione dei candidati al sacerdozio, la formazione nei seminari.

In sintesi, un uomo semplice, ma forte…
Sì, un uomo semplice, ma forte e che ama profondamente la Chiesa. Che Dio lo aiuti, noi preghiamo per lui.

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