È ancora il nostro futuro? La risposta viene dal coraggio e dall’audacia dei nostri progenitori, dal coraggio e dalla lucidità di un uomo di fede come Paolo VI

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

«L’Europa è stanca e affaticata, ma il suo campo non è deserto». Così scrive il nostro Arcivescovo, parlando di Europa nella Lettera pastorale. E prosegue: «Alcuni germogli vitali tenacemente resistono.[…] La gente sembra non rinunciare a ricercare un senso anche religioso della propria esistenza. Tra coloro che frequentano ancora le chiese e coloro che hanno preso le distanze da esse, c’è una zona intermedia che va attentamente presa in considerazione».

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale europeo queste parole ci devono far pensare. Soprattutto ci devono motivare, accendendo un’attenzione e un impegno per l’Europa che la stanchezza e la pochezza della campagna elettorale in corso rendono ancora più necessarie.

Durante questi mesi come Diocesi abbiamo cercato di rispondere a una domanda che assilla tutti noi: l’Europa è ancora il nostro futuro? La risposta a una simile domanda ci viene dal coraggio e dall’audacia dei nostri progenitori; dal coraggio e dalla lucidità per esempio di un uomo di fede come Papa Paolo VI. È lui che ci ha ricordato quanto il cristianesimo ha sempre creduto all’Europa, e non soltanto per motivi negativi, ovvero per evitare guerre come le due mondiali del XX secolo. Ancor di più, per la possibilità di mostrare attraverso l’Europa l’originalità della fede cristiana nel saper generare e costruire società con al centro la persona, la sua dignità, il suo valore, la sua difesa, la sua iconicità, ovvero il suo essere rimando al volto di Dio.

Occorre ricordarci questo legame tra cristianesimo ed Europa per comprendere il compito che ci è chiesto. Usando ancora le parole del Cardinale: «L’obiettivo a cui puntare non è tanto una presenza minima creativa, quanto l’essere “nuove creature”, assumendo e sviluppando tutte le dimensioni dell’uomo nuovo senza temere il futuro. La responsabilità della fede ci domanda di generare una realtà umana nuova, presente in tutti gli ambiti in cui l’uomo vive, spera e progetta il suo domani. In questa prospettiva i nuovi orientamenti della società plurale sono da considerare, più che una minaccia, una opportunità per annunciare il Vangelo dell’umano».

Impegnarsi per la costruzione del futuro dell’Europa, anche già attraverso il primo passo di una partecipazione consapevole e documentata alle elezioni che si terranno tra pochi giorni non è soltanto un nostro dovere civico. E’ anche un modo per dare corpo alla nostra fede. 

 

Da Avvenire, 17/05/14

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