Parla un ex carcerato impegnato in un lungo cammino di riabilitazione. «Fidiamoci di chi ci tende una mano»

Sono F.V., uscito dal carcere nel luglio 2008, dopo alcuni anni di detenzione. Quello che ora scrivo spero sia di stimolo a me per andare avanti e a voi per non sentirvi soli e avere la possibilità di pensare a ciò che potreste cambiare della vostra vita, anche negli atteggiamenti, in modo positivo sia per voi stessi sia per chi vi sta vicino (amici veri e familiari).

Da più di sei mesi frequento volontariamente il Centro per la prevenzione e trattamento delle condotte lesive e violente, presso il Presidio criminologico territoriale di via Calboli 1 a Milano. Questo centro è completamente gratuito ed è dedicato a chi ha commesso vari tipi di violenza, sia su minori sia su donne. L’équipe è formata da psicologi e criminologi, che svolgono questa attività anche nelle strutture carcerarie di San Vittore e di Bollate. Il responsabile del centro è il dottor Paolo Giulini.

Mi reco presso il centro due volte alla settimana, il lunedì e il venerdì. I due gruppi sono formati tendenzialmente da persone che hanno commesso reati sessuali su minori o donne, che hanno scaricato da internet materiale pedopornografico o hanno commesso atti devianti della sessualità (esibizionismo). I gruppi che frequento mi sono veramente di aiuto perché ascoltando le storie degli altri, i loro disagi e le loro sofferenze riguardo a quanto commesso, ho capito che dietro a ogni tipo di reato si nasconde sempre un malessere o un disagio regresso che non si è mai voluto affrontare, sia per vergogna, sia perché spesso ci si trova ad affrontare i propri problemi in solitudine. Anche se si è circondati da familiari o amici, non sempre questi sono capaci di aiutare a gestire le devianze. E così spesso accade che ci si chiuda in se stessi, perdendo i contatti reali con il mondo esterno, arrivando a commettere reati sessuali o altro. Penso soprattutto ai reati che riguardano l’abuso di droghe, commessi da chi pensa di risolvere così i propri problemi, e invece rischia soltanto di rimanere più solo nella ricerca, si fa per dire, di nuovi stimoli.

All’inizio ho fatto molta fatica a confessare il mio reato, poi, pian piano, supportato dagli altri membri del gruppo, ho imparato a relazionarmi e a esprimere i miei disagi. Non mi sono sentito più solo: oggi riesco ad affrontare meglio le mie problematiche e sto imparando a convivere più serenamente con il mio passato. Ho stemperato molto la mia aggressività verso il mondo che mi circonda.

Mettiamo da parte i nostri preconcetti e fidiamoci di chi ci tende una mano per uscire dal tunnel delle nostre convinzioni perché non possiamo sempre colpevolizzare gli altri, ma dobbiamo imparare a riconoscere i nostri errori; è solo così che si può iniziare un cammino. Auguro a voi tutti, in particolare a quanti stanno per uscire dal carcere, di trascorrere nel modo più sereno possibile questo periodo estivo e di trovare nelle mie parole qualche spunto per vivere al meglio la vita futura. E a chi, purtroppo, rimane in carcere, suggerisco di vedere meno televisione…

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