La tappa in Sant'Alessandro, scelto in rappresentanza di tutti i centri giovanili ambrosiani. Il Vicario monsignor Carnevali: «Don Bosco ci direbbe ancora che occorre voler bene ai ragazzi»

di Mario PISCHETOLA

don bosco melzo

Dire oratorio è dire Don Bosco. A Melzo, all’oratorio Sant’Alessandro, questa sinergia profonda si è notata in modo ineguagliabile. L’oratorio di Melzo, guidato da don Fabio Molon, è stato scelto fra i tanti per rappresentare tutti gli oratori ambrosiani. E tra tutti, uno dei tanti che hanno dimostrato un legame ininterrotto con Don Bosco.

Alle 16 l’Urna di San Giovanni Bosco ha varcato le porte dell’oratorio. Ad aspettarlo centinaia di ragazzi pronti a salutare il loro «padre e maestro» con un festoso lancio di palloncini. L’Urna è stata poi portata nella grande cappella, adornata per l’occasione e pronta per i quattro momenti di preghiera dei diversi gruppi dell’iniziazione cristiana e delle diverse fasce d’età. Tutte le volte la chiesa dell’oratorio si è riempita e poi svuotata di ragazzi diversi, mentre nel corridoio centrale continuava un fiume ininterrotto di fedeli che rivolgeva le proprie preghiere a Don Bosco: quelle dei ragazzi, in particolare, sono state animate dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, le salesiane che a Melzo sono di casa.

Dopo due ore ha avuto inizio la concelebrazione eucaristica, che ha visto la presenza massiccia del clero del Decanato e dei ragazzi degli oratori cittadini. L’ha presieduta monsignor Franco Carnevali, Vicario episcopale per la Zona VI: «Cosa ci suggerirebbe oggi don Bosco per i nostri oratori? Direbbe senz’altro di riconoscere il Signore Gesù come l’unico pastore che può porsi a guida delle giovani generazioni». Come discepoli del Signore chi educa in oratorio è dunque invitato innanzitutto a una testimonianza che prende la forma della «cura verso i più piccoli»: «Don Bosco ci direbbe ancora che occorre voler bene ai ragazzi, dimostrandoglielo e andando controcorrente, se è necessario – ha continuato monsignor Carnevali -. Oggi, dinnanzi a Don Bosco, siamo chiamati a ritrovare nei nostri oratori una forte passione educativa, perché l’educazione non può che essere frutto di passione». Il Vicario ha quindi tracciato il profilo di oratori abitati da testimoni che dimostrano la gioia di essere cristiani: «I nostri oratori sono chiamati a essere luoghi in cui ci sia posto per tutti. Luoghi di esperienza bella e capaci di una proposta coinvolgente, per condividere la bellezza di stare con il Signore Gesù».

Da Melzo l’Urna di Don Bosco si è rimessa in viaggio in direzione Sesto San Giovanni per la serata e l’intera notte di preghiera, prima del ritorno in Duomo per l’incontro con ottomila studenti delle scuole salesiane.

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