Redazione

E’ impensabile trovare nella Diocesi di Milano una parrocchia che non abbia accanto un cortile o un spazio dedicato ai ragazzi. E’ all’Oratorio che gli adolescenti e i giovani delle parrocchie si ritrovano e imparano ad essere cristiani con uno stile che pone al centro il servizio ai più piccoli. Dei 6.000 oratori presenti in Italia, più di mille sono in diocesi di Milano.

di Mario Pischetola

La tradizione degli Oratori ambrosiani parte da molto lontano. Già dal XVI secolo un prete di Milano, Castellino da Castello istituì le scuole di dottrina cristiana che sono l’archetipo del moderno Oratorio. San Giovanni Bosco impresse al concetto di Oratorio una nuova forma che ponesse il gioco e l’animazione dei ragazzi al centro della loro crescita cristiana; ma c’è chi dice che Don Bosco venne a Milano per cogliere qualche idea interessante e carpire qualche segreto su come fare il “suo” Oratorio. Nel secolo scorso gli Oratori crebbero così tanto che molte parrocchie ne avevano due (normalmente maschile e femminile) o addirittura tre. Attualmente sono 1200 gli oratori nel territorio diocesano. Più di un quinto di tutti gli Oratori d’Italia.

Ma cosa si fa all’Oratorio? Gioco, teatro, balli, laboratori creativi, sport, doposcuola, catechismo, preghiera, formazione, opere di carità, feste. Queste sono alcune delle attività che normalmente si svolgono durante l’anno negli Oratori e che si amplificano e si moltiplicano soprattutto durante l’estate con “l’Oratorio Estivo”. Tutte queste proposte sono svolte dai ragazzi e per i ragazzi. Sono normalmente adolescenti dai 15 ai 18 anni coloro che si impegnano maggiormente come animatori, guidati da giovani, universitari e lavoratori, che si danno da fare per coordinare le attività e curare la formazione dei gruppi.

Crescendo, gli “animatori” si accorgono di aver acquisito delle abilità che potranno essere utili nei loro impegni familiari e nel loro servizio ecclesiale. Ècome se un giovane, cresciuto in Oratorio, avesse dentro di sé una sorta di Dna che gli permette di prendersi cura dei piccoli con un senso di responsabilità consapevole e generoso e con una freschezza e un’allegria che si “riconoscono a pelle”.

Sono due i “centri” di ciascun Oratorio: il cortile e la cappella . Non per niente l’Oratorio è stato definito dal Papa Giovanni Paolo II: “Ponte fra la Chiesa e la strada”. L’Oratorio è dunque una “rampa di lancio” per la vita ed è una “barca sicura” che accoglie qualunque ragazzo sia minacciato dalla noia e dall’apatia.

L’Oratorio lo fanno i ragazzi e i giovani, per questo è sempre nuovo : molti ad esempio sono i siti internet degli oratori, realizzati dai ragazzi, nuova è la musica che risuona attorno ai campi e che coinvolge i più piccoli nelle animazioni, ma l’Oratorio non perde mai la sua tradizione perché il Vangelo è sempre il “motore” di ogni attività.

L’Oratorio si costruisce attorno a un “progetto educativo” studiato insieme dai responsabili (il prete, la suora o anche un laico) e dagli educatori che, spesse volte, formano un Consiglio dell’Oratorio che serve anche per coordinarle tutte le attività in stretta correlazione con la comunità della parrocchia.

C’è anche una Fondazione “fatta” dagli Oratori della diocesi: si chiama FOM (Fondazione diocesana per gli Oratori Milanesi). Ogni anno la FOM propone un tema comune (forma gli animatori, produce sussidi, canti, uno slogan e suggerisce iniziative per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani) su cui costruire tutte le attività e la formazione. Nella Diocesi di Milano troverete Oratori di tutte le dimensioni e di tutte le forme, ma lo stile è sempre unico ed è sempre un “carico” di gioia e di entusiasmo.

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