A sette anni dalla morte di Karol Wojtyla risuona forte il suo invito

Giovanni Paolo II

Benedetto XVI lo ha più volte citato, nel corso del grande viaggio in Messico e a Cuba. Un viaggio importante, che ha rappresentato, non solo per quei Paesi, ma per tutta la Chiesa, in una porzione decisiva del cattolicesimo universale, una preziosa introduzione nell’Anno della fede. Oggi è l’anniversario della morte di Giovanni Paolo II che, dopo la beatificazione, è ormai consegnato alla storia. Nella sua santità personale, prima di tutto. Ma certamente anche nella spinta, nel dinamismo che lo ha contraddistinto e che continua ad esercitarsi appunto su tutte le grandi frontiere della modernità. Possiamo indicare su questa linea tre temi d’ispirazione e di rilancio.

Il primo è proprio questa spinta spirituale e, dunque, culturale, per l’assioma della circolarità fide-cultura. Ce n’è tanto più bisogno in questi anni di crisi. La risposta alla crisi, infatti, non può essere restringere gli orizzonti, abbassare il profilo, rassegnarsi o adattarsi al comodo dato acquisito, difendere lo statu quo.

Serve proprio la forza e la capacità di guardare in profondità per guardare lontano e così dare risposte lungimiranti e vere. Quelle che tutti aspettiamo, anche se è difficile articolare le domande: per quella specie di narcosi, individuale o collettiva, che può apparire un rimedio, quando spesso è invece la causa del malessere, individuale e collettivo. Andare in profondità per guardare lontano e così saper dire qualcosa di autentico è in fin dei conti anche l’esercizio che ci viene proposto in vista dell’Anno della fede.

Il secondo tema, allora, non può che essere il protagonismo dei giovani, quel modo autentico e non giovanilistico di rapportarsi che continua ad affascinare e a suscitare entusiasmo vero. «Siate sempre lieti nel Signore»: è l’esortazione di San Paolo che il Papa ha indicato come tema ai giovani per la Domenica delle Palme, celebrazione locale della Giornata mondiale della gioventù, in vista dell’appuntamento in Brasile del prossimo anno: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”.

Giovanni Paolo II aveva capito che i giovani non si possono interpellare se non sui grandi orizzonti, i grandi temi e i grandi obiettivi. L’Italia, che ha un grande bisogno di giovani protagonisti, sa che quello dei giovani è il tema cruciale: e la modalità più efficace per suscitare queste energie, senza fare retorica scontata, e dunque inutile, è proprio quello di Giovanni Paolo II.

Siamo così al terzo tema d’ispirazione e di rilancio nell’anniversario di Giovanni Paolo II, apparentemente più specifico e interno: il Concilio, di cui si ricorda questo autunno il cinquantesimo. Cinquant’anni sono tanti e, nello stesso tempo, pochi. È certo che il dinamismo ecclesiale che i protagonisti del Concilio hanno inteso suscitare, passato attraverso diverse fasi, resta decisivo. Non è un caso che l’anniversario sia collegato con il tema della nuova evangelizzazione. Che è il tema del prossimo Sinodo, in ottobre, ma è anche in sintesi il nome di questo tempo.

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