Il racconto delle giornate del XX Congresso eucaristico nel 1983, dal saluto in Piazza Cinque Giornate alla Messa con Madre Teresa di Calcutta

di Claudio MAZZA

Giovanni Paolo II_Gallaratese

A trent’anni dalla prima visita di Papa Giovanni Paolo II, oggi Beato, la diocesi ambrosiana ricorda con commozione e affetto quei giorni di maggio del 1983 a conclusione del XX Congresso eucaristico nazionale. Tre giornate intense, e al centro l’Eucaristia.

Il primo impatto con la città avviene, venerdì 20 maggio alle 17.30, in piazza Cinque Giornate, dove il Papa parla di Milano come «cuore pulsante dell’economia nazionale e promotrice generosa di iniziative di beneficenza e di carità». Ma anche di come in Milano «si riscontrano quei fenomeni negativi che inquinano la società moderna e che hanno la loro matrice in un riduttivo secolarismo». Di qui il messaggio del Papa a «recuperare la matura coscienza della dignità e della responsabilità dell’uomo». Il primo giorno è poi proseguito con l’adorazione eucaristica serale in piazza del Duomo.

La sera dello stesso giorno, piazza del Duomo diventa un’immensa casa di preghiera. Il Papa presenta l’Eucaristia come «dono incommensurabile e ineffabile dell’amore della Trinità per l’umanità» e, di conseguenza, la comunità cristiana e il cristiano stesso come caratterizzati dall’esigenza e dal dovere di un perenne atto di ringraziamento. L’indomani ai sacerdoti, nella grande concelebrazione nel seminario di Venegono, il Papa presenta l’Eucaristia come «forza di rinnovamento del mondo contemporaneo».

Nei giorni di permanenza a Milano, Giovanni Paolo II ha visitato alcuni luoghi significativi (come Desio, patria di Pio XI, e Seregno, in ricordo di un’antica amicizia che legava l’arcivescovo di Cracovia con il prevosto Bernardo Citterio) e incontrato diverse categorie di persone. «Io sono in mezzo a voi per parlarvi di Cristo», ha detto ai 250 mila giovani radunati nell’autodromo di Monza. «Di fronte a Cristo non potete rimanere indifferenti! Aiutate a costruire una società nuova!». A Sesto S. Giovanni l’incontro con 80 mila lavoratori: «Lo so che cosa vuol dire entrare in una fabbrica e starvi tutte le ore utili della giornata, tutti i giorni della settimana, tutte le settimane dell’anno: l’ho appreso nella mia carne; non l’ho imparato dai libri». Terzo incontro al Teatro alla Scala per «un atto di presenza nel mondo dell’arte». Magistrali i discorsi ai docenti universitari in Cattolica e agli imprenditori (che il Papa incontrava per la prima volta nelle sue visite in Italia) alla Fiera.

L’ultimo incontro, prima della celebrazione conclusiva, è stato con i malati del Policlinico la mattina di Pentecoste del 22 maggio: «Voi costituite la parte eletta e siete i più vicini al mio cuore». E poco dopo, a mezzogiorno, la recita del Regina coeli dalla balconata del Duomo assieme al cardinale Carlo Maria Martini. Infine, nel pomeriggio, la celebrazione eucaristica conclusiva al Gallaratese, che si è svolta sotto un nubifragio che ha messo a dura prova la “fede” di quasi mezzo milione di ambrosiani. La Messa, cui era presente anche Madre Teresa di Calcutta, si è conclusa con un mandato “eucaristico” («Fa’ che noi siamo dovunque ci mandi, come il Padre ha mandato te!») e l’arrivederci all’anno successivo per la sua seconda visita in terra ambrosiana sulle orme di San Carlo Borromeo (2-4 novembre 1984).

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