Nella chiesa di San Massimiliano Kolbe l’icona del Seminatore di Van Gogh ha fatto da sfondo alla meditazione di suor Maria Gloria Riva nella terza e ultima catechesi: anche noi dobbiamo cercare di vedere i semi di vita buona nella quotidianità

di Annamaria BRACCINI

catechesi giovani

«Il mistero del male: quello evidente e, più spesso, quello che si nasconde, che non è facile riconoscere e che, proprio per questo, è più subdolo e pericoloso». È la terza e ultima catechesi diocesana per i giovani, il cui titolo – nel contesto complessivo del tema “Il buon seme chiamato a diventare grano” – è “Da dove viene la zizzania? Il mistero del male: dove vado?”. Un tema che, evidentemente, colpisce e interessa i circa 300 ragazzi arrivati nella chiesa di San Massimiliano Kolbe a Varese, per ascoltare la catechesi affidata a suor Maria Gloria Riva, monaca dell’Adorazione eucaristica e studiosa di Sacra Scrittura.

Porta il suo saluto all’incontro, introdotto come sempre da don Maurizio Tremolada (responsabile del settore Giovani diocesano), il vicario episcopale della II Zona pastorale, monsignor Franco Agnesi, che dice: «Credo che il cammino che state compiendo quest’anno possa portarvi a sentire che siete amati e apprezzati da Dio e che ciò vi possa far guardare avanti, al futuro con fiducia». Aggiunge don Tremolada, rivolgendosi direttamente ai ragazzi: «Vogliamo favorire un itinerario di discernimento su alcuni ambiti con i quali quotidianamente vi confrontate, nel contesto del percorso “Il campo è il mondo” che ci porta a riflettere anche sul male». Don Stefano Silipigni, responsabile della Pastorale giovanile della Zona e della città di Varese, approfondisce le domande che arrivano da chi è collegato via radio e web.

Dal concetto di male e di sofferenza partono le provocazioni dei due giovani responsabili diocesani di Azione Cattolica, che pongono domande e riflessioni. «Non possiamo negare quanto le esperienze di sofferenza facciano sorgere molte domande, non solo in chi crede. Il male può mettere in crisi la fede perché, inserendosi dentro uno sfondo implicito di bene, contrasta con l’apprezzamento positivo della vita e con il volto buono di Dio», sottolinea Andrea Grimoldi, che continua: «Ci si domanda: perché il male? Qual è la sua origine? Quale senso ha? Come mantenere lucido lo sguardo?». Interrogativi cui fa eco Gloria Bernasconi: «Come decidersi per qualcunoqualcosa, per scegliere una strada quando la paura di sbagliare ci paralizza? Come possiamo non essere travolti dagli eventi? E, allo stesso tempo, come fuggire il rischio di chiudersi su di sé, specialmente se non si percepisce la stabilità di legami che tengono anche nei momenti meno felici?».

La catechesi di suor Maria Gloria è, insieme, una risposta e un invito a non lasciarsi intimorire dal male guardando con coraggio e autenticità a ciò che ci circonda come figli di Dio. L’icona di riferimento, la famosissima immagine del Seminatore di Vincent Van Gogh, tela del 1888, è il filo rosso che annoda le parole della religiosa, perché, come l’artista percepiva le sue opere come «semi di bellezza gettati all’umanità», così anche noi dobbiamo essere in grado di vedere i semi di vita buona nei nostri terreni quotidiani.

La domanda dei servi nella pagina di Matteo («Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?») spinge ad andare a fondo della questione, «perché il problema non è nel campo e occorre guardare più in alto», spiega. Dopo la prima domanda dall’interpretazione tradizionale che ci conduce allo scandalo del male – «Il Seminatore è il figlio del mondo, il campo è il mondo, il seme buono sono i figli di Dio e la zizzania, il figlio del Maligno» -, ve n’è una seconda relativa alla «pazienza del bene» ed è la nostra domanda.

«La risposta del Signore – “Lasciate che zizzania e grano crescano insieme” – è per noi una risposta sospensiva e scandalosa, perché noi non tolleriamo la sospensione. Ma non è forse vero che quel campo è il nostro cuore, e, allora, il vero problema è come estirpare la zizzania, mantenendo il buon grano?». Insomma, col linguaggio di oggi si potrebbe tradurre: come stare davanti alla frode senza diventare ladri, come stare davanti alla pornografia senza sporcare la coscienza e il cuore? «Come porsi di fronte al dramma della zizzania che c’e anche nella Chiesa, nelle famiglie»?

Chiara e senza mezzi termini la risposta di suor Riva: «Nella realtà c’è Dio, Egli opera nei fatti. Non è presente nelle notizie gonfiate dei mass media, nei sussurri, nelle maldicenze». Da qui l’insegnamento della parabola evangelica: «il nemico dell’uomo è principalmente il nemico di Cristo. Poiché il verbo di Dio si è fatto carne, nel “fatto” c’è Dio. Il nemico non lavora sui “fatti”, ma sulla loro falsificazione».

Il suggerimento è di avere lo sguardo e il gesto bello e ampio del seminatore che sotto il sole – un Dio generoso e buono che illumina tutto il campo, anche la zizzania – getta il seme. «Quello che conta è lo sguardo del seminatore: i servi guardano e vedono la zizzania, egli invece vede solo il buon grano ed è così importante la salute del buon grano che non importa la zizzania»

Occorre offrirsi così alla realtà segnata anche dal dolore e dallo scandalo «Ci sono foreste di sacerdoti che danno la vita per la Chiesa e noi guardiamo ai dieci che sbagliano, ci sono milioni di cristiani che sfidano il martirio e noi guardiamo ai pochi che litigano», dice ancora la religiosa. «Tutta la vita cristiana è riuscire a dire: abbiamo il pensiero di Cristo, abbiamo lo sguardo di Cristo, spostando, come il seminatore, i nostri occhi sul bene, sul grano che è nella nostra vita e nel nostro cuore per poterlo coltivare»

La testimonianza di David Martinez , diciannovenne del Gruppo “Nuovi Orizzonti” di Como, risuona in una chiesa silenziosa e attenta: «Sto provando a essere un uomo libero. Come tutti i miei coetanei, anch’io sono figlio del mio tempo, dove i telegiornali presentano le solite cronache di morte, dove le prime pagine mostrano titoli di stragi e diritti umani violati, dove ti arriva una notifica ogni minuto e mezzo e non hai il tempo di organizzare la giornata perché sei impegnato a condividere le tue foto e i tuoi video per reclamare al mondo la tua parte di riconoscimento… Ma, nonostante tutto questo, ogni giorno lotto per arrivare a fine giornata e trovare una serenità meravigliosa. Il mio incontro con Dio è cominciato durante una “Luce Nella Notte” di Nuovi Orizzonti. Dopo un incontro simile, la tua vita cambia come con uno schianto e ti costringe ad amare gli altri, soprattutto quelli dai quali non andresti mai: è lì che l’amore può funzionare perché quando dici “sì” iniziano i miracoli», racconta. Un “incontro”, quello di David che, nel tempo, è diventato un percorso.

E viene allora in mente che sarebbe bello, avvicinandosi il tempo di Quaresima, continuare a vivere questo “incontro” con l’Eucaristia, tema che, non a caso, viene rilanciato nelle domande finali. Suor Maria Gloria, che ha messo al centro della sua esistenza l’Adorazione eucaristica, indica le vie di una scelta di vicinanza al Signore che definisce «privilegiata nella contemplazione». «Se il battesimo ci fa membra di Cristo, l’Eucaristia ci rende sempre più simili a Lui. Ma essa richiede una familiarità, la capacità di amare senza limiti e noi uomini non siamo capaci di mare senza limiti, nemmeno noi stessi, tanto che spesso riversiamo sugli altri le problematiche che coviamo nel nostro cuore. Dobbiamo aprire questo cuore a Colui che ama senza misura, riuscendo a capire che l’Eucaristia non è il cibo per i perfetti, ma del perfezionamento. Come monaca dell’Adorazione eucaristica, posso dirvi che vi stupirete della forza che viene da tale dimensione, dallo stare davanti a Dio e al mistero, proprio perché l’adorazione è vivere nello stupore davanti al bene e al male, perché il buon grano diventi più forte della zizzania. Significa questo avere familiarità con l’Eucaristia».

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