Il Cardinale, nel decennale esatto della Canonizzazione di santa Gianna Beretta Molla, ha presieduto l’Eucaristia votiva e ha pregato, insieme a centinaia di fedeli e ai figli, nel Santuario diocesano intitolato alla Santa e dedicato alla Famiglia

di Annamaria BRACCINI

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La santità «estremamente attuale e decisiva» che è tra noi, nell’esempio «fondamentale» e «quotidiano» di una madre, di una moglie, di un medico, di una donna felice, «equilibrata negli affetti», capace di «amore bello e di sacrificio», fino a quello supremo, fino alla propria vita donata per far nascere un’altra la vita.

Sono trascorsi già dieci anni da quando Gianna Beretta Molla, veniva canonizzata in una piazza San Pietro affollata di fedeli ambrosiani in festa. E, allora, per ricordare questo importante anniversario nel giorno esatto del decennale, il 16 maggio, e a vent’anni – era il 24 aprile 1994 – dalla beatificazione, il cardinale Scola, a Mesero, presiede l’Eucaristia votiva.

Ad attenderlo c’è tutto il paese, tanti vengono da Magenta, da Ponte Nuovo – i luoghi di santa Gianna –, da Milano, ma anche da molto più lontano. L’Arcivescovo rende omaggio a questa Santa «cui mi sono spesso affidato», recandosi alla tomba di famiglia con i figli, tra cui Giannina e i parenti, e poi, arriva nella parrocchia Presentazione del Signore.

«In questo campo che è il mondo c’è la zizzania, ma ci sono segni brillanti come Gianna che ha lasciato in tanti una traccia indelebile», dice il parroco, don Giorgio Fantoni, dopo il canto dell’Inno a Santa Gianna e i 12 Kyrie ambrosiani, esprimendo la gioia per la presenza dell’Arcivescovo «in un giorno «normalissimo» e, insieme, straordinario. Uno come tanti altri, segnati «dalla santità di una donna, moglie e madre, portatrice di speranza e consolazione».

Oltre quindici sacerdoti, tra cui il rettore del Santuario diocesano di spiritualità della Famiglia dedicato alla Santa, monsignor Paolo Masperi, il decano del Decanato “Magenta”, don Mario Magnaghi e i parroci della zona, concelebrano il rito cui prendono parte centinaia di fedeli, le autorità militari e civili, con in prima fila i sindaci di Mesero e di Magenta, Molla e Invernizzi.

Alla devozione di tutti dà voce il Cardinale, aprendo la sua omelia: «Per l’Arcivescovo è un dono grande poter celebrare con voi l’Eucaristia in questo decennale. Onoriamo una Santa straordinaria, estremamente attuale, di grande peso nella considerazione di molti fedeli di tutto il mondo, di grande valore per l’uomo postmoderno, tentato dal narcisismo, percorso da un individualismo esasperato che non vede più il nesso che connette ogni atto di libertà al bene», riflette, aggiungendo: «Una Santa sposa capace di amore, equilibrata negli affetti, dedita al lavoro – quello particolarmente delicato di medico per il popolo –, una donna con un forte senso della comunione ecclesiale, della dedizione ai giovani, capace di comunicare in modo semplice e profondo il senso vero della vita».

E, allora, lo scopo del ritrovarsi attorno all’altare, nel nome di santa Gianna, è quello di comprendere «perché una simile santità sia decisiva per ciascuno di noi», sottolinea il Cardinale, che ricorda di essersi «sovente appoggiato a lei nella mia veste di preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia.

Il riferimento è alla Parola di Dio, letta nella Liturgia, con il Vangelo e la Lettera di Paolo ai Romani.

«Il brano di Matteo – “Chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” –, indica la strada che santa Gianna ha scelto e che noi spesso dimentichiamo, il suo criterio di esistenza, di azione, di preghiera, aver voluto con forza, fino in fondo, il dono totale di sé».

La riflessione investe certe “rincorse” impossibili del presente per un’eternità della persona «non come anelito all’infinito, ma come prolungamento indefinito della nostra esperienza terrena». Illusioni ricercate dalla moderna tecnoscienza a caro prezzo – osserva Scola –, ma incapaci di comprendere quanto «il tempo ci prenda la vita inesorabilmente», e, dunque, il motivo per il quale «è fondamentale saperla donare anche se ciò richiede sacrificio».

Come san Paolo dice che “l’offerta della vita è l’offerta dei nostri corpi”, così santa Gianna, «offrendo il proprio corpo per la salvezza della sua figliola, ci insegna il culto cristiano nella donazione di ogni giorno, nel lavoro, nel riposo, nell’educazione, nella costruzione di vita buona, come avviene in queste zone dalla forti radici cristiane».

Cita, il Cardinale, anche l’esemplarità del Servo di Dio, Franco Alberto Beretta, missionario e fratello di Gianna. Qui, in questa maturità della fede, è «il senso del nostro culto, dell’Eucaristia, del grande gesto che stiamo vivendo».

E, infine, un ultimo auspicio: «Questo luogo deve diventare centro di irradiazione di una mentalità di bontà, che forse, oggi, non risponde al pensiero comune, ma che non si può estirpare. Quel frammento di pensiero cristiano che resiste nel cuore che ogni uomo e che santa Gianna, nel campo che è il mondo, ci invita a ritrovare, cambiando il nostro modo di pensare riguardo alla bellezza del matrimonio, dell’amore tra un uomo e una donna fecondo nel generare la vita che deve essere difesa dall’inizio fino al suo termine naturale». E questo, contro ogni errore, che Scola definisce «gravissimo», di vivere l’amore, credendo che la fedeltà e la fecondità siamo doni che gli si aggiungono, mentre ne sono parte costituiva ed essenziale. «Guardiamo a quanto la vita di santa Gianna ci dice: non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare», come sanno le mamme che per i loro figli sono pronte a tutto. «E così dobbiamo anche noi essere pronti ad accettare la volontà del Signore. Chiediamo una vita che sia più ricca di dono e di perdono».

Poi, dopo la comunione, i fedeli, guidati dall’Arcivescovo, in processione, giungono al vicino Santuario per i riti conclusivi. «La devozione di santa Gianna nei suoi stessi luoghi è cosa, Eminenza, che le sta davvero a cuore, come cammino di santità», nota monsignor Masperi che assicura l’impegno concreto di tutti i sacerdoti del Magentino per rendere più fecondo di grazia il Santuario.

Dopo la preghiera corale alla Santa letta, non a caso, da una mamma, e il breve sostare in preghiera dell’Arcivescovo di fronte alla Cappella con le reliquie e piccoli oggetti che le furono cari – come il Messalino e la Corona del rosario con cui pregava –, ancora un pensiero e una speranza, ben lo si capisce, che vengono dal profondo del cuore di un Pastore che ama la sua gente: «Vi invito a essere consapevoli e responsabili del dono della santità che chiede imitazione. Muoviamo verso i luoghi spirituali e fisici dove santa Gianna ha vissuto e il pellegrinaggio diventerà, così, un richiamo continuo alla conversione e un simbolo del pellegrinaggio in questa terra che è la vita. Che santa Gianna sia più conosciuta in Canada e negli Stati Uniti che in Italia, non è un bel segno. Manteniamo vivo, sull’esempio dei santi, il senso della fede e anche quello civico, facendo comprendere ai giovani che la santità fa parte della sostanza della vita. Le famiglie, specie quelle ferite, devono trovare qui una sorgente di rinnovamento, possono trovare qui la forza del cambiamento del cuore».

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