In mostra documenti e fotografie dei suoi rapporti con la città e testimonianze artistiche

di Franca CATTANEO ZOERLE e Paolo A. MARTINELLI

Si è aperta sabato 25 ottobre, nella chiesa di Sant’Antonio a Gallarate, la mostra “Montini a Gallarate. Documenti, fotografie e testimonianze artistiche”, che raccoglie i segni del passaggio del nuovo Beato in città, per esprimere il grazie di Gallarate a Paolo VI e insieme offrire alle giovani generazioni la possibilità di avviare una conoscenza della sua persona, così preziosa e ricca per la vita della Chiesa e per la società. A questo scopo la Comunità pastorale San Cristoforo ha lanciato l’invito a raccogliere fotografie, documenti scritti e filmati, opere artistiche. Famiglie e realtà culturali e aziendali hanno risposto con sollecitudine. Rilevante, in particolare, la presenza in città di tante opere artistiche legate a Paolo VI. Per questo motivo, alle ricerche d’archivio e alla documentazione fotografica relative alle visite di Montini a Gallarate, si sono volute affiancare alcune testimonianze artistiche. Arricchiscono la mostra – inserita nel percorso di Officina Contemporanea e aperta fino a domenica 9 novembre – alcune opere gentilmente concesse in prestito dalla Fondazione Paolo VI del Sacro Monte sopra Varese e una collezione privata di medaglie papali, coniate durante il suo pontificato, opera di numerosi e differenti artisti contemporanei.
Ecco una breve presentazione.

 

Un legame particolare legò Giovanni Battista Montini a Gallarate. Montini compì la sua prima visita pastorale in Diocesi proprio nella nostra città, il 16 gennaio 1955, a soli dieci giorni dal suo ingresso a Milano come Arcivescovo, e si rivolse ai gallaratesi con queste parole: «Che cosa vengo io a portarvi? Quale offerta reco io? Io vengo come Padre della Chiesa, per portarvi il mio affetto, per conoscere i vostri pensieri, perché fin da questo momento io vi amo e prometto di dedicarvi tutte le mie attenzioni».

Legato da una personale amicizia con l’allora Prevosto monsignor Ludovico Gianazza, le sue visite divennero annuali, non soltanto per amministrare il sacramento della Cresima. Volle presiedere alla benedizione della posa della prima pietra del Centro della Gioventù nel 1958 e del Monastero delle Benedettine nel 1962. Inaugurò nel 1960 l’Istituto Professionale Industriale dell’Opera Bonomelli e nel 1961 la Missione Cittadina, visitando anche alcune realtà industriali gallaratesi, quali le Officine Galdabini, la Manifattura Bellora, il Cotonificio Carminati e altre realtà industriali importanti del territorio, quali l’Agusta di Cascina Costa nel 1960. Nel 1955 e 1962 inaugurò due padiglioni dell’Ospedale Civico Sant’Antonio Abate.

Riportiamo uno stralcio del discorso che tenne l’1 novembre 1959, in occasione della visita al nuovo Centro della Gioventù: «…ora l’ambiente c’è ed è veramente splendido, accogliente: tutte le porte sono aperte e tutti i fanciulli e i giovani , a qualunque ceto appartengano possono entrare. Non succeda che rimanga vuoto perché non si sa intuire l’importanza educativa che qui sarà svolta…».

Fu infine a Gallarate che compì la sua ultima visita pastorale in Diocesi il 10 giugno 1963, prima di partire per il Conclave che l’avrebbe eletto papa col nome di Paolo VI. Salutando tutti i sacerdoti della Pieve nel cortile della canonica, Montini chiese che fosse scattata una foto ricordo, forse presagio che quello sarebbe stato l’ultimo incontro con loro nella veste di Cardinale Arcivescovo di Milano (in alto).

Eletto al soglio pontificio, Paolo VI mantenne vivo il rapporto con monsignor Gianazza e con la nostra città, donando alla Basilica due casule con lo stemma del suo pontificato.

Il rapporto con gli artisti

Già Cardinale, era intervenuto in numerose occasioni per manifestare non solo la sua personale, profonda e sensibile attenzione al mondo della cultura e delle arti, ma anche per sollecitare gli artisti ad allacciare una rinnovata alleanza con la comunità cristiana, in cui esprimere con creatività e libertà il proprio genio artistico.

A chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’8 dicembre 1965, indirizzò quel messaggio al mondo dell’arte noto col nome di Lettera agli artisti, rivolgendosi a loro con le parole: «Ora a voi tutti, artisti che siete innamorati della bellezza e che per essa lavorate (…) Oggi come ieri la Chiesa ha bisogno di voi e si rivolge a voi» per continuare «a tradurre il messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere comprensibile il mondo invisibile».

Tra gli artisti, Floriano Bodini è conosciuto come uno dei più noti ritrattisti di Paolo VI. È l’autore della grande statua bronzea Monumento a Paolo VI che dal 1985 accoglie i pellegrini al termine della Via Sacra del Sacro Monte sopra Varese. A Bodini, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate dedicò una mostra antologica nel 1985, dove vennero esposte numerose sculture, tra cui bozzetti e studi del monumento, alcuni dei quali furono acquistati da collezionisti gallaratesi. Grazie alla loro disponibilità, oggi il Museo della Basilica con la mostra “Montini a Gallarate: documenti, fotografie e testimonianze artistiche”, offre di nuovo alla città la possibilità di ammirarli.

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