Monsignor Delpini racconta il recente viaggio in Perù dove, con don Novazzi e monsignor Carnevali, ha visitato i sacerdoti e la famiglia ambrosiana in missione in quella terra: «Uno scambio tra culture che non può che essere fecondo»

di Annamaria BRACCINI

Perù_2014

È stato un viaggio breve come durata – dal 26 dicembre al 4 gennaio -, ma bello e intenso per ciò che ha significato, nel ritrovarsi tra ambrosiani e nella conoscenza della realtà peruviana. Potrebbe essere questa una sorta di sintesi dei giorni che il Vicario generale monsignor Mario Delpini, il responsabile dell’Ufficio per la Pastorale missionaria don Antonio Novazzi e il vicario episcopale della Zona pastorale VI monsignor Franco Carnevali, hanno trascorso visitando i fidei donum – sei preti e una famiglia (papà, mamma e quattro figli) – provenienti dalla nostra Diocesi e impegnati in diversi luoghi del Perù. Racconta monsignor Delpini: «Secondo una consuetudine ormai consolidata, abbiamo incontrato i quattro sacerdoti ambrosiani in missione nella Diocesi di Huacho, i due che sono nel Vicariato apostolico di Pucallpa e la famiglia operante a Barranca, sempre in diocesi di Huacho. Ad animare il soggiorno, spostamenti di migliaia di chilometri, dialoghi, incontri di fraternità e celebrazioni eucaristiche, tra cui quelle, nelle rispettive cattedrali, con i vescovi (entrambi italiani) di Huacho, monsignor Antonio Santarsiero, e di Pucallpa, monsignor Gaetano Galbusera (quest’ultimo salesiano, originario di Casatenovo, quindi nato in Diocesi)».

Qual è la realtà che avete trovato?
Naturalmente la visita è stata una proficua occasione per conoscere e approfondire i rapporti con le Diocesi e con le comunità cui i nostri sacerdoti sono stati inviati. In questo senso, abbiamo potuto constatare la sensibilità con cui si sono inseriti nella vita della gente e di queste Chiese locali, che soffrono di scarsità di clero e di una situazione sociale molto difficile. Abbiamo potuto toccare con mano il tanto bene che si fa e come la presenza di nostri fidei donum sia fonte di fraternità tra le nostre Diocesi. Non vi è dubbio che, anche attraverso l’attenzione e la cura profuse dall’Ufficio Missionario, la Chiesa ambrosiana si dimostri sempre molto sensibile alle necessità, partecipando anche a opere e realizzazioni notevoli.

Per lei si è trattato del primo viaggio in Perù. Se dovesse indicare un aspetto che l’ha colpita positivamente, cosa direbbe?
È certamente assai positiva la dedizione con cui i fidei donum si impegnano anche al fine di comprendere la storia, le tradizioni, come pure le evoluzioni della società peruviana. Mi pare particolarmente significativo questo desiderio di “entrare” nel tessuto vivo del Paese dove si opera, mantenendosi portatori di quella che potremmo definire una “mentalità” tutta ambrosiana, fatta di efficienza, generosità e di rigore. È uno scambio tra culture che non può che essere fecondo.

Qualcosa, invece, su cui occorre riflettere e lavorare ancora, magari, anche a livello di Chiesa?
La situazione sociale peruviana è molto difficile e pare in fase di stallo, anche se il prodotto interno lordo del Paese è in crescita costante da anni. Ho potuto personalmente vedere la complessità di tali problemi che attraversano la vita sociale del Paese e che, come è ovvio, arrivano a interessare anche la sfera ecclesiale. Per esempio mi è sembrato ancora molto timido il coinvolgimento dei laici peruviani nella vita ordinaria della Chiesa, pur nel contesto di una solida fede diffusa a ogni livello della popolazione.

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