L’incontro con Cristo comporta l’adesione della persona: ragione, volontà, affetti

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

lettera pastorale

«La fede in Cristo è adesione fiduciosa: è la decisione di orientare a Dio tutte le forze della propria persona (intelligenza, volontà, affetti), in una parola tutto l’io, il cuore». Con queste parole si pone in evidenza un altro aspetto importante della fede: quello della decisione accompagnata dalla fiducia. Credere è fidarsi e affidarsi, mettersi nelle mani di un altro convinti che ci aiuterà e ci farà del bene. Poter contare su una presenza amica e forte, in grado di reggerci e di guidarci.

Succede così anche tra gli uomini. Capita spesso di doversi necessariamente fidare di altri: per esempio dei medici, quando arrivano malattie e occorrono terapie o interventi. Chi ha ormai qualche anno sulle spalle sa bene quanta ansia si prova a mettersi nelle mani dei chirurghi! Altre volte, e la cosa è ancora più importante, si sente il bisogno di avere qualcuno di cui ci si fida per parlare, per condividere una gioia o una pena, per chiedere consiglio, anche solo per sfogarsi. Si intuisce bene che in tutto questo interviene il cuore: qualcosa nel profondo di noi stessi ci dice che possiamo correre il rischio, che possiamo cioè confidarci e quindi appoggiarci. Sentiamo che la persona a cui diamo credito lo merita davvero e questo sentimento ci rassicura e ci da pace.

Qualcosa di simile accade anche quando crediamo in Dio. Dice bene San Paolo nel passo della Lettera ai Romani citato dall’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale, a commento di quanto stiamo dicendo: “Se con la tua bocca proclamerai che Gesù è il Signore e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10,9-10). Dunque è con il cuore che si crede. Con la bocca si proclama a tutti che Gesù è il Signore, ma che egli davvero lo è per ciascuno di noi lo si “sente” nel profondo del cuore. Gli altri potranno ascoltare le parole che diciamo “sul Signore”, ma in che senso e in che modo egli è “il nostro Signore” costituisce il segreto del nostro cuore. Nel profondo del nostro io, là dove tutto si unifica in una percezione di sé che precede ogni decisione, noi sentiamo che Cristo Gesù è diventato il Signore della nostra vita, che cioè di lui noi ci fidiamo totalmente e su di lui ci appoggiamo senza riserve.

C’è dunque un aspetto invisibile della fede che ne costituisce l’essenza e che rimanda al cuore. Qualcosa che traspare dalle parole e dalle azioni di un vero credente. È il suo cuore conquistato dall’amore per Dio, anzi dall’amore di Dio.

da Avvenire,08/12/12

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