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Famiglie aperte in rete TUTTI PEZZI DI UN “PÀZOL”

9 Ottobre 2007

L’esperienza dell’affido è straordinaria, ma può essere anche molto difficle. A sostegno delle coppie che si lanciano nell’avventura dell’accoglienza è nata a Milano, alla fine degli anni Novanta, l’associazione Pàzol. Alla base, l’idea che sia fondamentale “aiutarsi ad aiutare”.

di Stefania Cecchetti

«Essere genitori affidatari è un’esperienza meravigliosa, ma è anche molto dura: non sempre è facile stare accanto alla sofferenza di un bambino abbandonato. Per questo avere un sostegno, poter condividere il proprio vissuto con qualcuno che ci sia già passato, è fondamentale». Così Francesca Agnoletto racconta la sua esperienza di “tessera” di Pàzol, rete di famiglie aperte all’accoglienza attiva nell’area milanese dalla fine degli anni Novanta.

A descriverci gli esordi di questa esperienza è Carla Borgherini, insieme al marito Paolo tra i soci fondatori della rete: «Pàzol nasce per impulso di Claudio Figini, presidente della storica cooperativa milanese Comin. L’idea di fondo era costituire una rete di famiglie disposte ad “aiutarsi ad aiutare”, come ancora oggi ama dire Claudio. Un sogno che ha preso forma nel 1998, con un percorso formativo svoltosi presso il Centro giovani coppie San Fedele, alla fine del quale un gruppo di famiglie ha dato vita a Pàzol. Ci siamo costituiti associazione nel 2002 e da allora continuiamo nel nostro cammino di diffusione della cultura dell’affido e dell’accoglienza, attraverso percorsi formativi (il prossimo in partenza il 5 febbraio) e incontri di condivisione che si tengono ogni 15 giorni nella nostra sede di via Burigozzo, anche con l’aiuto di un educatore professionale che ci segue».

Gli incontri sono aperti a tutti, ma Carla sottolinea che si tratta di un percorso: «Non ha molto senso intervenire ad un incontro una tantum, per chi è interessato, èautomatico partecipare con una certa frequenza».

Alla rete aderiscono famiglie che hanno o hanno vissuto l’esperienza dell’affido, famiglie che la stanno valutando per il futuro e famiglie che offrono altre modalità di accoglienza e di supporto: «Il bello della rete – spiega ancora Francesca – è che ci sono coppie di età molto diversa. Ognuna sceglie la propria tipologia di adesione: noi abbiamo avuto per due anni un bimbo in affido, altre famiglie non accolgono nessuno in casa ma, per esempio, fanno volontariato all’interno di comunità per minori».

Tuttavia il grosso delle presenze è costituito da coppie giovani, come ci tiene a precisare Carla: «Sono tutti giovani genitori molto motivati, che hanno ideali profondi e incarnano quella spinta all’utopia così importante nella nostra società».

In quali modi, concretamente, la rete sostiene i suoi affiliati? «C’è una sorta di accompagnamento per le questioni più burocratiche – spiega Francesca -. Bisogna relazionarsi con un mondo nuovo, fatto di assistenti sociali, servizi, scuole, e non è sempre facile. Quando Miki, di quattro anni, era con noi, ha dovuto subire un’operazione agli occhi. Non essendo nostro figlio, non potevamo decidere tutto, per ogni minima cosa servivano numerosi permessi. Grazie alla rete Pàzol, che ci ha indicato i percorsi più veloci per sbrigare le pratiche burocratiche necessarie, abbiamo risparmiato un sacco di tempo e abbiamo evitato stress inutili».

Ma è l’aspetto della condivisione quello su cui Francesca insiste di più: «Ci siamo sentiti veramente accompagnati, nella nostra esperienza di affido. I primi tempi, capitavano serate in cui Miki dava letteralmente in escandescenze e io non sapevo proprio come calmarlo. In quei momenti ti senti sconfitto, ti dici: com’è possibile che non sappia gestire un bambino così piccolo? È capitato che chiamassi disperata un’amica della rete, mamma affidataria con qualche anno di esperienza in più, per avere un conforto e qualche dritta».

L’associazione è anche soggetto che interloquisce con le istituzioni o che offre a organi diversi, per esempio il Comune e il Tribunale dei minori, occasioni di confronto e riflessione. Un esempio? «Da due anni – racconta Francesca – stiamo cercando di proporre al Comune un piano per migliorare la gestione degli affidi, una sorta di carta degli intenti che funga da bussola nelle diverse situazioni che si presentano. Purtroppo il progetto va a rilento a causa delle solite lungaggini burocratiche».