Redazione

di suor Paola Chiara Gilberti
Centro Asteria (Milano)

Ho lavorato per ventisette anni nella scuola. Tutta l’attività educativa, per me, passava da lì e non prendevo seriamente in considerazione altri ambiti in cui poter aiutare la crescita della persona.

Quattordici anni fa, accanto alla scuola, è sorta la bellissima palestra del Centro Asteria, per consentire ai nostri alunni di svolgere le lezioni di educazione fisica in un ambiente moderno, attrezzato, idoneo, e di crescere anche attraverso l’attività sportiva.

I ragazzi non frequentavano la palestra solo nelle ore scolastiche, ma anche partecipando a corsi di varie discipline sportive organizzati al di fuori dell’orario didattico. Io, però, rimanevo nella scuola…

Da alcuni anni ho cominciato a collaborare al Centro e ho iniziato ad accorgermi di quanta valenza educativa abbia lo sport. Ho capito la differenza che c’è tra essere tifosi ed essere sportivi: è davvero un’altra cosa. Ora vivo diversamente la mia passione per la squadra del cuore. E insieme agli istruttori, cerco di trasmettere ai ragazzi che frequentano il Centro questa nuova visione dello sport.

Io collaboro più da vicino con il basket. Ho frequentato un corso per allenatori di basket nel Csi per capirne di più, non solo sotto il profilo tecnico, ma soprattutto per comprendere come trasformare una disciplina sportiva in un veicolo che trasmetta valori.

Il fare squadra, per esempio, aiuta a far crescere nei ragazzi il senso di appartenenza, fa nascere amicizie tra i membri del gruppo e fa maturare gesti di solidarietà che poi sono vissuti anche al di fuori dall’ambito sportivo. L’accoglienza e il rispetto delle regole diventano atteggiamenti che si portano, poi, anche nelle relazioni quotidiane. È questa la grande opportunità educativa dello sport.

Penso che l’allenatore e chi accompagna la squadra debba farsi esperto in umanità. A volte certi comportamenti dei ragazzi durante l’allenamento o la gara hanno radici in determinate situazioni familiari. Un bravo educatore nello sport, catturando la fiducia del ragazzo, può trovare la parola o il gesto che lo facciano sentire compreso e che lo aiutino a superare il disagio che si porta dentro, espresso in atteggiamenti che “disturbano” la squadra e l’ambiente.

Chi sta accanto ai ragazzi nello sport, prima di trasmettere conoscenze tecniche e di rendere il ragazzo più capace in quella disciplina, deve essere una persona che con umiltà, ma con altrettanta consapevolezza, si pone come modello.

Ha detto l’Arcivescovo: «Allo sport si associa sempre, di fatto, il coinvolgimento delle molteplici e diverse dimensioni che caratterizzano ogni persona: dalla dimensione fisica a quella psicologica, da quella relazionale sociale a quella morale e spirituale». Il Cardinale ci spinge, di conseguenza, a spendere le nostre risorse migliori per promuovere, attraverso lo sport, queste dimensioni della persona.

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