Di fronte alla prossima scadenza elettorale i cattolici italiani sono chiamati ad un attento esercizio di comprensione e di valutazione dei programmi degli schieramenti in campo, senza farsi irretire e strumentalizzare da nessuno. Il Presidente della Cei nella Prolusione al Consiglio Permanente di lunedì 20 marzo, ancora una volta ha ricordato che la Chiesa non si coinvolge negli schieramenti ma ha a cuore il bene comune. E’ un richiamo alla responsabilità che impegna i cattolici ad una partecipazione alla vita politica del Paese assolutamente non passiva, al contrario, ad una partecipazione che sappia immettere positivamente e per il bene di tutti una tensione culturale orientata al rispetto e alla promozione della vita e della dignità della persona umana. Per chi vuole approfondire questo delicato tema dell’impegno e del comportamento dei cattolici nella vita politica, consigliamo di riprendere e rileggere con attenzione la Nota Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede del 24 novembre 2002.


Redazione

Di fronte alla prossima scadenza elettorale i cattolici italiani sono chiamati ad un attento esercizio di comprensione e di valutazione dei programmi degli schieramenti in campo, senza farsi irretire e strumentalizzare da nessuno. Il Presidente della Cei nella Prolusione al Consiglio Permanente di lunedì 20 marzo, ancora una volta ha ricordato che la Chiesa non si coinvolge negli schieramenti ma ha a cuore il bene comune. E’ un richiamo alla responsabilità che impegna i cattolici ad una partecipazione alla vita politica del Paese assolutamente non passiva, al contrario, ad una partecipazione che sappia immettere positivamente e per il bene di tutti una tensione culturale orientata al rispetto e alla promozione della vita e della dignità della persona umana. Per chi vuole approfondire questo delicato tema dell’impegno e del comportamento dei cattolici nella vita politica, consigliamo di riprendere e rileggere con attenzione la Nota Dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede del 24 novembre 2002.

Di fronte alla prossima scadenza elettorale i cattolici italiani sono chiamati ad un attento esercizio di comprensione e di valutazione dei programmi degli schieramenti in campo, senza farsi irretire e strumentalizzare da nessuno.

Da quando, dodici anni fa, si è conclusa l’esperienza storica del partito unico di riferimento, i cattolici sono considerati elettori in libertà e sono ricercati, corteggiati da entrambi gli schieramenti.

Il Presidente della Cei nella prolusione al Consiglio Permanente di lunedì 20 marzo, ancora una volta ha ricordato che la Chiesa non si coinvolge negli schieramenti ma ha a cuore il bene comune. E’ un richiamo alla responsabilità che impegna i cattolici ad una partecipazione alla vita politica del Paese assolutamente non passiva, al contrario, ad una partecipazione che sappia immettere positivamente e per il bene di tutti una tensione culturale orientata al rispetto e alla promozione della vita e della dignità della persona umana.

Ciò significa anche riconoscere e ricercare l’esistenza di condizioni e spazi per un autentico e fecondo dialogo dove i cattolici abbiano la possibilità di portare il proprio contributo di pensiero e di cultura fondati sul primato e sulla centralità della persona umana, valore centrale e imprescindibile per la costruzione del bene comune.

E’ inevitabile che le scelte saranno diverse. Alcuni voteranno il centrodestra, altri il centrosinistra. Ci sembra importante sottolineare che ogni scelta deve essere rispettata e che non deve costituire motivo di giudizio o peggio di divisione dentro la Chiesa. Non ci sono cattolici più cattolici di altri in base al segno sulla scheda elettorale.

Peraltro ci sembra anche importante chiedere di recuperare una serenità di fondo dando il giusto peso ad un voto che è senz’altro importante e tuttavia definisce un percorso di cinque anni per il governo del Paese, non le sorti ultime della sua esistenza.

Semmai il riconoscimento della presenza dei cattolici nei diversi schieramenti domanda lo sforzo di una più evidente unità per l’approfondimento e la costruzione di una cultura ispirata al Vangelo e proprio per questo tesa al bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.

E’ un impegno che tutti i cattolici insieme sono chiamati a vivere e a testimoniare prima e dopo il 9/10 aprile anche incontrandosi e sostenendosi per incidere culturalmente nel Paese.

Il dato di fatto della non unità politica dei cattolici non deve infatti comportare una loro diaspora culturale.

Per chi vuole approfondire questo delicato tema dell’impegno e del comportamento dei cattolici nella vita politica, consigliamo di riprendere e rileggere con attenzione la “Nota Dottrinale” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 24 novembre 2002.

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