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Ricordo

«Don Renato mi ha preso per mano nella ricerca del Signore»

Il cardinale Corti, scomparso nei giorni scorsi, nella testimonianza di don Sergio Stevan, che l’ha avuto come guida spirituale durante la ricerca vocazionale e poi nell’avvio del ministero sacerdotale

di Sergio STEVANResponsabile della Comunità pastorale San Paolo di Giussano

17 Maggio 2020
Il cardinale Renato Corti

Quando mi è stato comunicato che il cardinale Renato Corti si è spento serenamente e santamente, subito gli occhi si sono riempiti di lacrime e il cuore ha esclamato spontaneamente: «Oggi è morto “mio” padre». Sì, perché il cardinale Renato mi aveva «raccolto» nel lontano 1976 ed è stata la mia guida spirituale accompagnandomi come giovane in ricerca vocazionale; poi come seminarista e durante il mio ministero sacerdotale. Anche quando era a Novara mi ha sempre accolto con affetto paterno. Nei luoghi in cui ho svolto il mio ministero ha sempre voluto essere presente e, in occasione del mio ingresso a Giussano, ha aiutato la gente con la sua parola e soprattutto con la sua preghiera.

Nei momenti belli e faticosi della mia vita il cardinale Renato mi è sempre stato vicino con la sua saggezza, con i suoi preziosi consigli, con il suo incoraggiamento. Non posso dimenticare la sua visita inaspettata in occasione della morte di mio papà. Quasi scusandosi mi disse:«Ero da queste parti e ho pensato di venire a pregare con te per il tuo papà e a trovarti per sapere come stavi». Seppi poi che veniva da Novara e quella sera aveva saltato la cena… sacrificio non troppo grande per chi lo conosceva.

Il dono più grande che Dio possa fare a un’anima è quello di un padre spirituale. Trovare un confessore non è difficile, mentre incontrare un direttore spirituale è una somma grazia di Dio. Altro è confessare, altro dirigere le anime sulla via della perfezione. San Leopoldo Mandic, un umile frate e grande direttore di coscienze, era giunto alla conclusione che «non sono molti i penitenti preoccupati di cercare un vero ed esperto confessore e direttore spirituale. Forse sono preoccupati di trovare un sacerdote che assolva senza chiedere nulla e senza proporre nulla».

Eppure parecchi anni fa il Cardinale, a cui mi rivolgevo semplicemente chiamandolo «don Renato», mi disse: «Sai, un prete ha bisogno di un padre spirituale fino a 60 anni, poi può andare bene anche un buon confessore. L’importante però è che lui sia diventato un padre spirituale per gli altri». Ciò che mi ha colpito è che, proprio al compimento del mio 60° compleanno, dopo qualche settimana, il Cardinale iniziò il tempo della malattia e i nostri incontri si trasformarono in visite che un figlio riserva al padre anziano e ammalato. Dopo la domanda, che non è mai mancata, «Come stai?» pregavamo insieme e poi con la sua paternità che cresceva con il passare degli anni, si concludeva con una benedizione e con un abbraccio.

Aver potuto incontrare il cardinale Renato nella mia vita è stato uno dei doni più grandi che il Signore mi ha fatto: ho incontrato un uomo di Dio, un padre che mi ha preso per mano e mi ha accompagnato sulla strada nella ricerca appassionata del Signore.

Certamente la sua presenza e il suo aiuto mi mancheranno, ma sono certo che ora continuerà a essere ancora più profondo nella mia vita.

 

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