Don Walter Magnoni, suo successore alla guida della Pastorale del lavoro: «Cultore dell’amicizia, si prendeva cura delle persone. Un fulgido esempio di dedizione appassionata e di fedeltà nella quotidianità»

di Walter MAGNONI
Responsabile del Servizio per la vita sociale e il lavoro

Don Raffaello Ciccone

Don Raffaello è stato un uomo che ha attraversato questa terra con grande serietà e profondo senso della giustizia. Ma se dovessi definirlo con una frase sintetica direi così: è stato uomo di parola e uomo della Parola.

Aveva il culto dell’amicizia e ci teneva molto alla franchezza nei rapporti, era appunto un uomo affidabile che si prendeva cura delle persone e in particolare dei lavoratori. Uomo di parola, non temeva la schiettezza di un pensiero non omologato e sempre fondato sulla Parola.

Infatti, l’altro tratto che ha contraddistinto don Ciccone è stato il suo amore per la Parola. Quando predicò gli esercizi spirituali ai seminaristi uno di loro rimase colpito per quella Bibbia consumata dall’uso che Raffaello aveva sempre con sé. Da alcuni anni commentava settimanalmente le letture della liturgia eucaristica domenicale e in tanti hanno potuto apprezzare la profondità dei suoi scritti, nei quali aveva cura di far emergere il nesso tra Parola e vita.

È stato il mio predecessore alla Pastorale del Lavoro e ha svolto questo incarico con competenza e passione. Ma, una volta terminato il suo servizio come Responsabile, ha continuato a collaborare con grande serietà e umiltà. Più volte si è reso disponibile a sostituirmi quando mi trovavo contemporaneamente invitato in iniziative che si sovrapponevano. Inoltre potevo contare su di lui anche per la predicazione ai ritiri degli impegnati nel socio-politico. Tutti hanno sempre riconosciuta la sua grande competenza.

Raffaello è stato un uomo saggio e mi piace associarlo alle figure di Lorenzo Cantù e di don Giulio Viganò. Tra loro vi era vera amicizia e profonda consonanza nello stile e nei contenuti. Sono stati punto di riferimento per tanti lavoratori. L’affetto nei loro confronti lo sento spesso girando la Diocesi per incontri sul tema del lavoro.

Due momenti erano particolarmente sentiti da don Raffaello: la Giornata della solidarietà e la Veglia per il lavoro. Anche all’ultima Giornata della solidarietà era presente con la sua borsa sempre zeppa di libri. Invece alla Veglia non c’era proprio per il tracollo fisico in atto.

È tornato al Padre in una data significativa per lui, il 30 aprile: questo è sempre stato il giorno della Veglia per il lavoro e mi piace pensare a don Raffaello e Lorenzo in cielo a celebrare questo momento. A loro affidiamo tutti gli uomini e le donne che lavorano e in particolare chi vive la mancanza di un’occupazione.

Sono grato al Signore per averlo conosciuto, per le lunghe chiacchierate dove gustavo parole sapienti e piene di fede. Don Raffaello rappresenta per la Chiesa ambrosiana un fulgido esempio di dedizione appassionata e di fedeltà nella quotidianità. Ha saputo parlare di Dio a credenti e non credenti.

Grazie Raffaello, uomo di parola e uomo della Parola!

 

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