L’ex parroco di San Giovanni in Laterano presenta le sue riflessioni («pastorali e personali») sulle letture domenicali, da qualche giorno on line su Chiesadimilano.it : «C’è bisogno di far sentire la sua voce anche a quanti si proclamano non fedeli»

di Stefania CECCHETTI

Angelo Casati
Don Angelo Casati

Parla con un filo di voce, don Angelo Casati, e chi lo conosce da tempo sa che non è per via dei suoi 86 anni, quanto piuttosto per la sua consueta umiltà e leggerezza. La stessa lievità con cui spiega il senso della sua nuova collaborazione con il portale diocesano, sul quale da qualche giorno è possibile scaricare le riflessioni sulle letture della domenica a cura dell’ex parroco di San Giovanni in Laterano, ora residente a San Francesco di Paola. «Rimango sempre stupito nel vedere quanto bisogno ci sia di Vangelo – dice don Angelo, come lo chiamano i tanti amici che lo seguono -. Credo che per rispondere agli interrogativi della persone oggi serva proprio questo, più di tante elaborazioni squisitamente teologiche, a volte un po’ rarefatte: raccontare il Gesù dei Vangeli, far sentire il più possibile la sua voce».

Le riflessioni di don Angelo, che nella sezione “Prepariamo la domenica” del portale diocesano affiancano i commenti più propriamente esegetici dell’Arciprete del Duomo monsignor Gianantonio Borgonovo, hanno un taglio «pastorale e personale», come spiega lui stesso: «Mi lascio prendere molto dal testo e magari dal momento che sto vivendo io o che stiamo vivendo come società e come Chiesa. Provo a chiedermi cosa possa dire a noi oggi un brano, cercando anche, se riesco, di scioglierlo dall’ovvietà con cui a volte abbiamo la tentazione di leggerlo. Per quanto riguarda in particolare il Vangelo, cerco di entrare un po’ nei pensieri di Gesù, di vivere il momento che stava vivendo lui».

Nella scelta del brano su cui soffermarsi, don Angelo si lascia prendere dalle letture: «Spesso parlo del Vangelo, ma non è detto. Domenica scorsa, per esempio, mi sono lasciato affascinare del brano del roveto ardente. Un po’ come in un’omelia, insomma». Perché proprio di una sorta di omelia, si tratta, anche se don Angelo ci tiene a sottolineare che le sue riflessioni non sono tanto pensate come supporto ai sacerdoti nella preparazione della “predica” della domenica, ma si rivolgono soprattutto alla gente: i fedeli che vogliono prepararsi alla celebrazione domenicale, ma anche ai cosiddetti “lontani”. Perché sono tante, secondo don Angelo, le persone che si proclamano non fedeli, ma che hanno sete di Vangelo.

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