Mentre l’urna del Santo staziona in Duomo, malgrado l’inclemenza del tempo ragazzi e giovani hanno animato in modo semplice ed efficace con giochi e gare la zona adiacente alla Cattedrale

di Loris CANTARELLI

Don Bosco milano

Nel pomeriggio dell’arrivo dell’urna di Don Bosco a Milano, in Galleria del Corso, lungo corso Vittorio Emanuele, al centro del piccolo “ottagono” è stato predisposto un grande cilindro con l’immagine di don Bosco, attorniato da installazioni semplici, ma efficaci, di alcuni giochi i cui nomi, a metà fra la sagra paesana e il Grest estivo, spiegano subito in che cosa consistano: palla in buca, percorso pericoloso, gioco del tubo, centra la buca, binari in salita, salto dei pistoni, drizza la mira, appendi l’anello… Cartelli e depliant presentano i giochi per ingannare l’attesa quando si creano file, mentre alcuni scatoloni bianchi (dodici come gli apostoli) sormontati dalla grande scritta “I love Oratorio” compongono un muro su cui, chi vuole, scrive con i pennarelli il suo “perché” del rapporto di amore con l’oratorio.

Ogni quarto d’ora dal Duomo arrivano nuovi oratori, che si danno il cambio nel familiarizzare con le strutture. Tra i ragazzi che si cimentano nella gara si colgono affermazioni di questo tipo: «Ti stimo tantissimo!», «Andiamo a rifare quest’altro», e scambi di convenevoli: «Voi di dove siete?» e «Aspettate qui!». Qualche bimbetta è timida; allora si fanno avanti gli organizzatori: «Vuoi provare?». Se poi passa qualche famiglia con figli piccoli, la sosta è assicurata. Arrivano anche un paio di tv locali, a cui i ragazzi non temono affatto di raccontare la loro gioia sincera e genuina.

Mentre si fa buio, un tè caldo e una chitarra scaldano le membra infreddolite e i cuori dei ragazzi incaricati di mantenere l’installazione fino a sera. I responsabili chiamano a raccolta i loro gruppi: «Oggiono!», «Vergine del Rosario!». Per poi lanciare richiami del tipo: «È ora di andare!». Con risposte eloquenti: «Noooo!». Si può ben dire che mancano solo i dolciumi venduti al bar e la ricostruzione dell’oratorio è completa.

Qualcuno, uscendo dai negozi, arriccia il naso, ma i più capiscono e sorridono, qualche anziano riconosce i giochi della gioventù e quasi si commuove. E intanto, dai manifesti, il viso bonario di don Bosco sorride…

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