L’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica in San Giorgio, nella Comunità pastorale “Maria Regina di tutti i Santi” impegnata nella Missione popolare, necessaria per «riscoprire il “per chi” facciamo tutto ciò che la comunità vive»

di Marco ZAPPA

casatenovo San Giacomo

Una comunità in cammino col desiderio di riscoprire la presenza del Signore che “camminava con loro”. Così si è presentata agli occhi dell’Arcivescovo la Comunità pastorale “Maria Regina di Tutti i Santi” di Casatenovo, che lo ha accolto nel vespro della Solennità della SS. Trinità.

Il cardinale Scola è stato accolto sul sagrato della chiesa prepositurale di San Giorgio dal canto gioioso dei ragazzi e della famiglie che hanno condiviso insieme una giornata di festa, nel cuore della Missione popolare che i Frati Francescani stanno predicando nelle cinque parrocchie del paese. A farsi interprete dei sentimenti di tutti, grandi e piccoli, Francesco, un ragazzo di terza elementare, ha rivolto all’Arcivescovo un caloroso saluto, ringraziando della presenza del pastore, come Angelo che veglia a custodia del nostro cammino. Dopo il saluto delle autorità presenti, il Cardinale si è recato in oratorio accolto dai chierichetti della Comunità e con loro è entrato in chiesa “calpestando” lo stemma realizzato come infiorata da un gruppo di mamme.

La celebrazione eucaristica è stata animata dal canto delle corali parrocchiali. Nel suo saluto il Prevosto, don Sergio Zambenetti, ha chiesto all’Arcivescovo di confermare il cammino di comunione delle cinque parrocchie che ormai da quasi sette anni vivono l’esperienza della Comunità pastorale.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha ringraziato dell’invito ricevuto, esprimendo il suo ringraziamento per poter celebrare con il popolo «l’opera di cui tutto il mondo e tutta la storia vivono. Non c’è azione più grande cui noi uomini e donne possiamo partecipare dell’azione eucaristica, nella quale Gesù si rende presente come corpo donato e sangue versato per tutti. E sono commosso e contento di aver appreso la vostra ormai consolidata tradizione dell’Adorazione Eucaristica sostanzialmente perpetua in questa Comunità pastorale: sono certo che questa vostra scelta porterà molto frutto».

«O Gesù c’entra con la vita di tutti i giorni, con gli affetti, la famiglia, il lavoro, il riposo, la fragilità, il dolore, il dolore fisico, il dolore morale per i nostri peccati, con l’esposizione alla morte, con la prova dei nostri cari, oppure resta una parola morta, una parola vana. E noi tutti sappiamo bene che dobbiamo recuperare il senso della presenza di Gesù nel quotidiano. Bellissimo il titolo, “E camminava con loro”. Gesù cammina veramente con noi, ma noi ne prendiamo atto? O per il semplice fatto che non cade sotto i nostri sensi, noi lo sentiamo come astratto, lo lasciamo alle spalle, lo releghiamo a una pura ispirazione generica?». Così l’Arcivescovo ha poi spiegato il significato della Missione popolare: «Riscoprire il “per chi” facciamo tutto ciò che la comunità vive. È chiaro che è per Gesù? È chiaro che è perché Gesù diventi sempre più compagnia e guida al cammino a cui siamo chiamati?».

Riferendosi poi al mistero della Trinità il Cardinale ha ricordato che, grazie al dono dello Spirito Santo, «è la Trinità stessa che prende dimora in mezzo a noi. Diceva S. Gregorio Magno, e non dimenticate queste parole: “Abbiamo Dio in casa!”. Abbiamo Dio nell’intimo di noi stessi, più intimo di me a me stesso! E da lì deve partire ogni nostra azione». «Dobbiamo renderci conto che il mistero della Trinità guida veramente la nostra esistenza abitando in noi se siamo in grazia di Dio – ha proseguito -. Questo ha a che fare con la nostra vita di tutti i giorni perché il mistero della Trinità ha a che fare con l’Amore e tutti noi parliamo di amore: non si può, nella nostra società, non parlare di amore! E Gesù, con la sua morte in croce, è venuto a insegnarci che Dio stesso è amore. Noi rischiamo spesso di dimenticarcene e perdiamo l’ordine e la misura delle cose».

Da una citazione di Benedetto XVI il Cardinale ha tratto l’augurio per la comunità: «Ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma direi per “irradiazione”, con la forza dell’amore vissuto. Possa il mistero grande della Trinità ridare a tutti i fedeli questo slancio e a voi, che frequentate regolarmente la vita cristiana, l’energia di comunicare a tanti nostri fratelli che hanno perso la strada di casa, ma sono battezzati, la bellezza, la verità, la bontà, la convenienza per la nostra vita di vivere una fede ardente, profondamente radicata nella storia della comunità».

Al termine della celebrazione l’incontro con i sacerdoti del Decanato di Missaglia ha permesso al Cardinale di conoscere più da vicino la realtà pastorale di questo “scampolo” di Brianza.

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