Redazione

Mentre Dino Boffo difende un laicato libero e autonomo, gli invitati alla tavola rotonda riflettono sul valore della celebrazione eucaristica per singoli credenti e comunità parrocchiali nella realtà di oggi.

«Negli ultimi due decenni, segnati dal carisma wojtyliano, è venuto emergendo un frutto quasi giunto alla sua piena maturazione: si tratta dell’autocoscienza delle aggregazioni laicali spronate a uscire da se stesse e misurarsi col metro della missione ecclesiale»: lo ha detto questa mattina a Bari, Dino Boffo, direttore di “Avvenire”, che ha coordinato la tavola rotonda delle aggregazioni laicali.

Boffo ha poi aggiunto: «Perché stupirci per la convergenza ampia sulla prossima convocazione, avvertita per la rischiosità sul versante civile e culturale? Siamo dipinti con caricature come supini alla gerarchia. Ma non è vero. Noi siamo abituati all’autonomia e alla libertà di coscienza. Dobbiamo proseguire senza arretramenti, pronti per una nuova stagione accanto al successore di Papa Wojtyla, Benedetto XVI». Il segretario generale della Cnal (Consulta delle aggregazioni laicali), Gino Doveri, ha esortato a «prendere coscienza dei legami e della complementarietà tra le aggregazioni, mettendo i rispettivi doni al servizio della Chiesa e dell’annuncio del Vangelo».

«Esiste uno stretto rapporto tra il modo in cui ciascuno vive la domenica e il tipo di cristiano che ciascuno è». Lo ha detto Paola Bignardi, presidente dell’Azione Cattolica italiana, intervenendo all’incontro sul laicato. «La domenica – ha proseguito la presidente di Ac – può essere vissuta come giorno di riposo o di fuga, come tempo per Dio o tempo per il consumismo, come dono di sé o celebrazione di sé, come isolamento o come relazione».

Scelte alternative, queste, che «valgono per i singoli ma anche per le parrocchie, i gruppi, le aggregazioni ecclesiali», perché «il crinale tra il dono di sé e la ricerca di sé è difficile da percorrere». La domenica dei laici, per la presidente di Ac, «non è centrata su noi stessi, ma condivisa, a partire dalla famiglia e da quella famiglia particolare che è la comunità parrocchiale», costituita da «persone che si accolgono reciprocamente così come sono, senza scegliersi».

La domenica, ha detto Bignardi, è anche segno della volontà di «sincronizzare il tempo fra di noi» e della volontà di «sincronizzarsi con il cammino, con le ansie di ogni uomo e ogni donna del nostro tempo», perché l’Eucaristia è «spinta alla comunione con tutti, scuola di fraternità». Per i laici, ha concluso la presidente di Ac, partire dalla domenica vuol dire «approfondire quel percorso di dialogo e convergenza avviato in questi decenni», grazie ad una maggiore «maturità» auspicata anche dai vescovi nella “Lettera ai fedeli laici” pubblicata ieri, in modo da «far sentire al mondo il profumo del Vangelo».

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